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Chi è Jo Nagai, il giovane studente giapponese che sostiene che le farfalle ricordino la vita da bruchi

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10.08.2026

A partire dall’osservazione delle farfalle allevate in casa, Jo Nagai ha sviluppato una ricerca sulla memoria degli insetti attraverso la metamorfosi.

Tutto comincia con una domanda che sembra appartenere più a un bambino affezionato ai propri animali che a un laboratorio di neuroscienze: quando una farfalla esce dalla crisalide, ricorda qualcosa della vita che aveva trascorso da bruco?

Jo Nagai quella domanda aveva iniziato a porsela osservando le farfalle che allevava nella sua casa di Kobe, in Giappone, perché quando arrivava il momento di liberarle notava un comportamento che gli sembrava diverso da quello degli esemplari selvatici: invece di allontanarsi immediatamente, alcune restavano nei dintorni e qualche volta tornavano verso di lui. Non era naturalmente la prova che lo riconoscessero, ma per Jo fu sufficiente per trasformare un’osservazione in una domanda sperimentale.

Nel 2022, quando frequentava ancora la seconda elementare alla Ibuki Elementary School, decise quindi di scrivere quattro pagine a Martha Weiss, entomologa della Georgetown University e studiosa del comportamento e dell’apprendimento negli insetti, raccontandole di aver già passato tre anni a osservare le farfalle macaone e chiedendole aiuto per capire se fosse possibile verificare scientificamente la sua intuizione. Weiss, che anni prima aveva partecipato a uno degli studi più importanti proprio sulla sopravvivenza della memoria attraverso la metamorfosi, inizialmente gli suggerì un esperimento più semplice; Jo insistette. Voleva sapere se una farfalla potesse davvero ricordare qualcosa imparato quando era ancora un bruco.

Una memoria che attraversa la metamorfosi

La domanda è molto meno ingenua di quanto possa sembrare, perché la metamorfosi degli insetti olometaboli comporta una riorganizzazione impressionante dell’organismo e anche del sistema nervoso, durante la quale alcune connessioni neuronali vengono eliminate, altre riorganizzate e nuove strutture vengono formate. Da qui nasce uno dei problemi più affascinanti della biologia del comportamento: se il cervello cambia così profondamente, dove può rimanere conservato un ricordo?

Nel 2008 Douglas Blackiston, Elena Silva Casey e Martha Weiss avevano affrontato la questione in uno studio pubblicato su PLOS ONE, lavorando sulla Manduca sexta, una falena nordamericana. I ricercatori avevano insegnato alle larve ad associare un particolare odore a uno stimolo elettrico spiacevole e, dopo la metamorfosi, avevano osservato che gli individui adulti continuavano a........

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