I vecchi di oggi si sentono tutti “Pipino”: la nostalgia impossibile della giovinezza
All’inizio del secolo scorso, Giulio Gianelli scrisse una fiaba iconica, anche se dimenticata: una vita al contrario che si conclude con la giovinezza. Lo stesso impulso che guida la nostra società senile a cui manca, però, la poesia
Qual è il sogno più grande di una società senile come la nostra, abitata sempre più da vecchi? Tornare ragazzi, se non addirittura bambini. C’è un libro ormai dimenticato che provò a raccontare la storia favolosa di una vita vissuta al contrario, di un vecchio che ringiovaniva con gli anni fino a diventare bambino. È la Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino, uscita nel 1911 dopo che era stata pubblicata a puntate su una rivista, L’Avvenire. L’autore si chiamava Giulio Gianelli, torinese, poeta, scrittore e giornalista di scarsa fortuna, collaboratore di riviste d’epoca come Il venerdì della contessa e L’artista moderno. Sulla scia di D’Annunzio, Gianelli tentò pure di scrivere soggetti per il cinema. Fu uno di quegli scrittori crepuscolari e “patetici” del primo Novecento, come Sergio Corazzini e Marino Moretti, amico di Guido Gozzano e di Giovanni Cena, di Sibilla Aleramo e di Eleonora Duse. Di cagionevole salute, di vita breve, solitaria e dolorosa, facile al pianto e alla tenerezza, lo chiamavano Gianellino perché piccolo di statura, con la pipa sempre in bocca e un cappellino in testa. La sua opera sulla vita inversa dovrebbe essere un best seller oggi, in un tempo popolato di vecchi in cerca di........
