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“I giovani non leggono più”? I numeri dicono altro (e il problema sono gli adulti)

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04.04.2026

Dati, confronti e responsabilità condivise raccontano un fenomeno più complesso della semplice accusa alla scuola. Serve ripensare l’educazione alla lettura, dalla culla all’età adulta, passando dalla scuola

“I giovani non leggono più” – dissero gli adulti che non leggono più. E che forse non hanno mai letto molto. In questa dinamica si concentra già una parte del problema, perché la lettura non è un’attitudine spontanea né un talento naturale ma una consuetudine che si costruisce nel tempo e richiede esercizio quotidiano, disponibilità alla lentezza, capacità di restare dentro una pagina anche quando non restituisce subito qualcosa, e tutte queste condizioni sembrano oggi in difficoltà non solo tra i ragazzi ma nell’intero mondo adulto che dovrebbe custodirle e trasmetterle. La percezione diffusa che i giovani non leggano più trova un riscontro nei dati, anche se il quadro italiano appare più articolato e meno lineare di quanto si sia portati a credere e impone di distinguere tra quantità di lettura, qualità della comprensione e contesto culturale in cui la lettura si colloca. Secondo le rilevazioni Istat, circa il 40% della popolazione italiana sopra i sei anni legge almeno un libro all’anno, mentre circa il 60% non legge affatto, un dato che colloca l’Italia stabilmente nelle retrovie europee; allo stesso tempo, la quota di lettori è più alta proprio tra i giovani, con punte superiori al 57% tra gli 11 e i 14 anni, vale a dire in tempi di obbligo di lettura alla scuola media, e questo dato suggerisce che il problema non è semplicemente generazionale ma riguarda la trasformazione delle pratiche culturali lungo il corso della vita. D’altronde, ogni quanti smartphone c’è un libro aperto sui mezzi pubblici, in sala d’attesa dal dentista, sul tavolino di un bar vicino al mazzo di chiavi e agli occhiali da sole?

Il nodo della comprensione: leggere non basta

Un nodo critico emerge quando si osservano le competenze di lettura e non soltanto l’abitudine dichiarata, perché le prove Invalsi in età scolare indicano che circa la metà degli studenti italiani fatica a comprendere testi di media complessità, con il 44% degli alunni di terza........

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