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Prince: dieci anni senza un genio

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20.04.2026

Prince scriveva, arrangiava, produceva, suonava. Era la factory di un uomo solo. Morto da solo il 21 aprile 2016

Prince non è stato solo un grande musicista, ma un’idea, un’idea radicale di libertà artistica, di controllo sulla propria arte, di proiezione verso il futuro della creatività in un sistema che tende a normalizzare, semplificare, addomesticare. Prince non è stato semplicemente un genio del pop, è stato un corpo estraneo, un meraviglioso errore nel sistema industriale della musica. Per questo, a dieci anni dalla sua morte, continua a parlare al presente come pochi altri artisti del Novecento.

Raccontare Prince significa innanzitutto raccontare l’uomo che ha abbattuto i muri nell’arte del suono. Funk, rock, soul, R&B, jazz, new wave, psichedelia: tutto convive nella sua musica non come citazione, ma come linguaggio naturale. Prince non si limitava a mescolare gli stili: li abitava contemporaneamente. Nei suoi album il funk più viscerale poteva convivere con spericolati arrangiamenti jazz, con assoli rock al fulmicotone e un’attitudine melodica pop di precisione chirurgica. Era accessibile e inafferrabile allo stesso tempo, radiofonico e alieno.

Ma la forza rivoluzionaria di Prince non stava solo nelle canzoni. Stava nel metodo. Scriveva, arrangiava, produceva, suonava. Era la factory di un uomo solo. Nei primi anni Ottanta, quando la divisione dei ruoli era il verbo della discografia, Prince si impone come factotum, sottraendo potere ai produttori e........

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