Freddie Mercury, 80 anni: il genio che trasformò anche l’addio in arte
Il 5 settembre avrebbe compiuto ottant’anni .Perché il vocalist dei Queen resta una figura irripetibile
Freddie Mercury apparteneva a quella rarissima categoria di artisti nei quali il talento sembrava eccedere persino l’arte di esercitarlo: non soltanto una voce irripetibile, ma una formidabile intelligenza istintiva dello spettacolo, della musica, del gesto, dell’immagine. È morto di Aids il 24 novembre 1991, a quarantacinque anni. Lui che aveva fatto della visibilità una forma di potere, negli ultimi anni, esercitò quel potere al contrario: decidendo che cosa il mondo non avrebbe avuto il diritto di vedere. Mentre il corpo cominciava a tradire il segreto che tenacemente continuava a difendere, Mercury trasformò lo studio di registrazione in una corsa contro il tempo: cantare finché ne aveva la forza, accumulare frammenti, strofe, tracce vocali che gli altri avrebbero potuto completare dopo la sua fine. Più il tempo si restringeva, più Mercury sembrava difendere con ostinazione la distanza tra la propria fragilità privata e il personaggio pubblico. È forse in quella distanza che si trova l’ultima manifestazione del suo genio. La grandezza dell’ultima stagione della sua vita non sta nell’aver affrontato pubblicamente la morte, ma nell’averle opposto il lavoro, la disciplina e il controllo della propria immagine.
Il 5 settembre Freddie Mercury avrebbe compiuto ottant’anni. A Montreux, la città svizzera che per i Queen era diventata insieme studio, rifugio seconda casa,........
