Viaggio in Kurdistan ai confini con l’Iran, sulla linea del fronte più pericolosa al mondo
Reportage dai confini del Kurdistan, dove i Peshmerga si preparano alla morte e le spie dei Pasdaran cacciano “nemici” tra le montagne.
Un rumore cupo e costante sopra le nostre teste ci fa alzare gli occhi al cielo. Lunghe scie bianche si stagliano nell’azzurro terso. Uguali a quelle dei missili americani diretti verso l’Iran, ma la direzione è opposta. I puntini ad alta quota sono missili lanciati dai Pasdaran verso obiettivi nel Golfo o in Israele. La strada tortuosa e deserta si infila fra le montagne brulle sovrastate da cime più alte e innevate verso il confine con l’Iran, il più pericoloso al mondo.
La prima torretta di frontiera della Repubblica islamica appare su un cocuzzolo. La zona è turistica, solitamente piena di gente. Adesso i villaggi sono deserti con ristoranti e negozi di souvenir chiusi per paura. Gli iraniani hanno bombardato le antenne della rete cellulare per isolare l’area. E infiltrato spie. Passato il cartello che indica il valico di frontiera di Shushmei un Peshmerga, combattente curdo che significa “pronto alla morte”, di guardia ad una casamatta, strabuzza gli occhi, ma ci lascia andare avanti.
Scie di missili e droni: il Kurdistan iracheno sotto il fuoco dei Pasdaran
Dopo l’ennesimo tornante un cancello di ferro spranga il punto di confine nel Nord dell’Iraq dove non c’è un’anima. La bandiera della Repubblica islamica, che sventola su un alto pennone, poco distante da una delle torrette delle guardie di frontiera iraniane, fa impressione. Un militare esce agitando le braccia dagli uffici della dogana irachena urlando di non fotografare e tornare indietro. Degli iraniani neanche l’ombra. Il comandante della polizia dell’ultimo villaggio prima della frontiera, che ci intercetta sulla via del ritorno, si mette le mani nei capelli: «Giornalisti? Cosa ci fate qui? Siete come il “miele” per i Pasdaran annidati dappertutto. Potrebbero rapirvi con l’accusa di essere spie del Mossad».
Il Kurdistan, regione super autonoma nel Nord dell’Iraq, confina per 528 chilometri con l’Iran. Un avamposto curdo in mezzo ad una guerra devastante, che potrebbe diventare trampolino di lancio per entrare via terra. Quindicimila curdi iraniani vivono nei campi con case quadrate e tetti bassi gestiti dai gruppi politici armati di opposizione agli ayatollah. Almeno 5 mila sono pronti a combattere oltre confine sollevando la popolazione curda in Iran. I campi degli oppositori armati sono metà dei bersagli, nei primi dieci giorni di guerra, dei 220 attacchi........
