Il 12° uomo in campo è l’algoritmo: così i dati hanno conquistato il posto degli osservatori nel calcio
Chilometri corsi, zone di campo “calde”, precisione dei passaggi… Le statistiche non sono più roba da nerd ma merce pregiatissima peri top club mondiali. I quali arruolano proprio i migliori “smanettoni”, spesso divenuti star social. Adesso le partite si vincono prima al pc… ma occhio agli eccessi.
Nel 2003 in un hotel di lusso ad Amsterdam un giovane Zlatan Ibrahimovic, che ha da poco compiuto 22 anni e vuole fare il salto dall’Ajax al campionato più prestigioso del pianeta (all’epoca la Serie A), incontra Mino Raiola. L’uomo che da quel dì, e sino alla morte per cancro, vent’anni dopo, sarà l’agente e soprattutto un secondo padre per l’attaccante svedese.
Lo stesso Zlatan ha ricordato in una recente intervista l’approccio: «Io ben vestito, col macchinone e un bell’orologio, Mino in calzoncini corti e maglietta». La giovane promessa si sente già un top e vuole trasferirsi in un grande club, perciò ha seguito il consiglio di un giornalista e contattato il procuratore italiano, che si presenta al meeting preparato: «Mino estrae dei fogli», riferisce il calciatore, «pieni di statistiche». Segnatevi questa parola eh, “statistiche”.
Erano foto di grandi bomber, Zlatan ha mandato a memoria ogni dettaglio: «Mi tira fuori Shevchenko: 25 partite, 23 gol. Poi Pippo Inzaghi: 27 partite, 25 gol. Bobo Vieri: 24 partite e 23 gol. Dopo tira fuori Ibrahimovic: 21 partite, quattro gol». Mino non ci gira attorno: «Come faccio a venderti, con queste statistiche?». Zlatan ribatte come si fa per strada a Rosengård, il ghetto di Malmö in cui è nato e cresciuto: «Se avessi le statistiche di questi qua, potrebbe vendermi anche mia mamma. È per questo che mi serve un procuratore».
Nel 2003 colui che sarebbe divenuto uno degli attaccanti più completi, talentuosi, vincenti e prolifici della storia del calcio, statisticamente si misurava in “presenze e gol”. Raiola lo trasferì alla Juve per 16 milioni di euro, il resto lo trovate negli almanacchi.
Ma, ora che sono passati 23 anni da quell’hotel in Olanda, provare a “vendere” un giocatore sulla sola base del rapporto presenze/gol è roba da mesozoico. Gli algoritmi e........
