Espulsi sulla carta, rimasti per uccidere: il cortocircuito delle espulsioni mai eseguite e la scia di sangue in Italia
Uno sbandato croato che ammazza un capotreno. Il peruviano irregolare che stupra e strangola una giovane. Marocchini, egiziani, nigeriani e altri stranieri che causano incidenti, devastano, seminano morte. Dovevano essere rimpatriati, ma rimangono qui. Nella jungla dei ricorsi
Dietro una mancata espulsione si cela quasi sempre un ricorso giudiziario», ammette Antonio Nicolosi, segretario generale di Unarma, sindacato dei carabinieri che da tempo chiede una riforma. Perché l’elenco di provvedimenti di espulsione emessi e mai eseguiti è impressionante. Decreti firmati, notificati, protocollati. E poi lasciati lì, a marcire. I numeri del Viminale offrono uno spaccato impressionante: nel 2024 gli ordini di rimpatrio sono stati 13.330. Quelli eseguiti poco più di duemila. Il resto è un limbo amministrativo che diventa vita quotidiana. Irregolarità trasformata in condizione di fatto. Fino alle estreme conseguenze. È da qui che bisogna partire. Dal sistema che si inceppa. Un cortocircuito tra burocrazia, carenza di strutture e procedimenti giudiziari che oggi presenta un conto altissimo in termini di sicurezza collettiva.
Le vittime di chi non doveva essere in Italia riempiono già un lungo elenco. Roma, stazione Termini. Zona rossa. Tarda serata di sabato 10 gennaio. Via Giolitti è già un presidio dei maranza. Un funzionario del ministero delle Imprese e del Made in Italy, 57 anni, esce per andare in farmacia. Viene accerchiato e massacrato di botte. Le telecamere di videosorveglianza riprendono tutto: un gruppo di otto persone si avvicina e colpisce l’uomo ripetutamente, soprattutto al volto, prima di dileguarsi. La vittima viene lasciata sull’asfalto e poi trasportata in codice rosso in ospedale. Finisce intubato, in terapia intensiva, in prognosi riservata. Fratture, traumi, lesioni. Rischia la vita. Scatta una retata in stile rastrellamento. Il bilancio è di quattro arresti. Tra questi c’è un egiziano di 18 anni con precedenti per rissa e droga: Mohamed Mansy Mahmoud Mohamed El Ramady, con in tasca un provvedimento di espulsione. In aula, il giorno in cui è stata emessa l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, si è difeso........
