Vino, tempesta perfetta: export a -13% e 74 milioni di ettolitri fermi in cantina. Ragioni (e soluzioni) alla crisi
Mentre l’export verso gli USA crolla e le cantine si riempiono, i grandi enologi puntano su nuovi linguaggi, enoturismo e vini dealcolati. Ecco la ricetta per salvare il Made in Italy.
Verrebbe voglia d’invocare Aristofane – autore di commedie che bilanciavano le tragedie greche – che dichiarava: «Portami un po’ di vino acché possa bagnare la mia mente e dire cose d’intelletto», perché il mondo dei vignaioli in Italia e in Francia appare in preda a un’ubriacatura negativa e vaga nella nebbia di cifre sempre più preoccupanti.
Tornano oggi dal ProWein, la rassegna che un tempo a Düsseldorf riempiva i copia-commissione, un po’ mogi. I tedeschi volevano prezzi stracciati, ma compravano tanto. La fortuna del Prosecco è cominciata proprio lì. In complesso il Prosecco Doc (quello che costa meno) vende all’estero oltre mezzo milione di bottiglie e la Germania è il terzo cliente.
Il vino italiano tra dazi e l’insidia Mercosur
Anno funesto però il 2026 per il vino italiano: ci sono i dazi di Donald Trump, ma non è che l’Ue ci tratti meglio. Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini, ha esultato per l’accordo Mercosur (i vignaioli sono i soli agricoltori soddisfatti) perché in potenza quei Paesi sono un mercato d’espansione. Vendiamo lì vino per 2,8 milioni (una miseria), ma si può crescere.
Però, appena Ursula von der Leyen ha ratificato il trattato – passando sopra al Parlamento di Strasburgo e ad Emanuel Macron (che deve vedersela con i vigneron francesi: fanno squadra con gli altri agricoltori e non è gente accomodante) – il presidente argentino Javier Milei s’è messo d’accordo con gli americani e importa tutto il falso made in Italy prodotto in Usa, vino compreso. Senza contare che lì l’agricoltura ha fatto il più 37 per cento ed è pronta ad invaderci a dazio zero.
Non è affatto buona cosa per un Paese come il nostro che fa del vino la sua prima voce di esportazione agroalimentare, che ha 7 mila aziende con etichetta propria e “sfama” oltre un milione di persone con i suoi grappoli. La nostra fattura estera sono 8,2 miliardi di euro; anzi,........
