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Caso Epstein, nella tela del mostro

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03.03.2026

È lo scandalo mondiale di cui tutti parlano. Ha fatto cadere teste di grandi manager, politici di lungo corso e aristocratici. Al punto che Andrea d’Inghilterra è stato arrestato. Reputazioni bruciate in un immenso falò di mail e fotografie. Una storia di sesso, minori, soldi e sangue di cui Panorama scopre le verità nascoste

È qui e agisce ancora in mezzo a noi. Non c’entra nulla il “complotto” secondo cui Jeffrey Epstein, l’incarnazione di tutte le deviazioni morali della globalizzazione, sarebbe ancora vivo e protetto in un kibbutz in Israele dall’organizzazione plutocratico-giudaico-massonica che ha fatto comodo tanto ai fascisti quanto ai comunisti per inventare un nemico da dare in pasto alle masse. Epstein si è impiccato nella cella del Metropolitan Correctional Center di New York, dove era rinchiuso da circa un mese, alle 00:30 (ora locale) il 10 agosto 2019. Si è impiccato o è stato strangolato. Almeno lo sostiene Michael Baden, noto patologo che partecipò come osservatore all’esame autoptico, assunto dagli eredi di Epstein destinatari di un patrimonio che supera il miliardo di dollari: sono state censite almeno 500 unità immobiliari a lui riconducibili, ma come tutto nell’esistenza del pedo-finanziere, anche sui beneficiari c’è rissa e mistero, compresi il fratello Mark, l’ultima “fidanzata” Karyna Shuliak e un figlio segreto o forse altri 130 generati dai suoi rapporti “malati”.

Lo avevano condannato alla fine per traffico sessuale di minori. Di lui però tutto resta. Ci sono almeno 3,5 milioni di documenti, 180 mila filmati, una massa enorme di foto tra cui tantissime di ragazzine nude, che lo raccontano dall’esordio al culmine della depravazione che ha segnato l’apice della sua potenza. Il Congresso americano ha imposto per legge la pubblicazione. Si grida alla censura perché molti file sono sbianchettati o mancanti (secondo il Dipartimento di Giustizia, quelli utili ci sono tutti, ma alcuni parlamentari statunitensi e rappresentanti delle vittime sostengono che l’operazione sia incompleta e che manchino documenti-chiave), si dice che Donald Trump tema questi file, ma i più coinvolti paiono i democratici.

Un mare di mail compromettenti

Il problema è trovare e provare i reati dei “complici” di Epstein. Si può però ancora interrogare qui e adesso Jeffrey, il lato oscuro della finanza che moltiplica il denaro senza produrre nulla se non devastazione morale, che risponde, come sua abitudine, con una email. Era il suo modo di comunicare compulsivo, con un telefono che non smetteva mai di vibrare e ora resuscita. Epstein ha avuto il mondo ai suoi piedi e moltissimi erano felici di baciarglieli. Per esempio: il 5 luglio 2010 alle 15 e 27 la signora Denise Jackson scrive a Sarah, una delle segretarie del pedo-finanziere: «Eduardo Teodorani vorrebbe passare un po’ di tempo con Epstein nel suo ranch in Nuovo Messico durante le sue ferie estive: prevede di arrivare il 10 agosto e di ripartire tra il 18 e il 19». È un auto invito – vacanza con alloggio e servizi compresi – che il manager cugino di John Elkann rivolge a Epstein come migliaia di altri, e bisogna decidere se è cortesia o connivenza, complicità o conoscenza, distrazione o dannazione. Per sapere chi, quando e come ha frequentato il “mostro” di Coney Island, nel distretto di Brooklyn, dove Epstein nacque il 20 gennaio del 1953, si può consultare la “Jikipedia” creata da Riley Walz e Luke Igel che hanno immagazzinato tutti gli Epstein file partendo dalle email. Basta cercare jmail.world e nella finestra “ricerca” digitare un nome a caso. Per costruire un romanzo horror, screditare un avversario, soddisfare un pettegolezzo morboso ce n’è d’avanzo.

Oltre al come sia potuto succedere, una cosa resta inspiegabile: com’è che essendo cadute teste coronate del livello dell’ex principe Andrea Mountbatten-Windsor (arrestato nei giorni scorsi in quanto, in veste di emissario commerciale del governo di Londra, avrebbe condiviso informazioni riservate con Epstein) e consorte Sarah Ferguson, essendo esplosi matrimoni e reputazioni come nel caso di Bill Gates, avendo messo alla berlina ambasciatori come Peter Mandelson (4.597 le mail scambiate con........

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