Il dolore e la ricostruzione, il racconto di Claudio Sandruvi: «Quella notte ho perso il mio Raffaele»
Via Morganti, appartamento al terzo piano di una palazzina. Raffaele indossa già il suo pigiama. È a casa con la mamma Marisa e la sorellina Laura che solo tre giorni prima ha compiuto un anno. Il papà, Claudio Sandruvi, oggi sindaco di Montenars allora consigliere dell’amministrazione di Ivano Benvenuti, si trova alla sede della Pro loco. C’è l’arrivo di una corsa ciclistica Lignano – Gemona da organizzare. La riunione con una trentina di volontari è in corso. Sandruvi si rende disponibile ad aiutare, per la comunità lui c’è sempre. Poi la terra trema una prima volta il 6 maggio 1976. «Presidente, hai sentito che scossa?» dice. L’Orcolat si è risvegliato. Arriva la seconda. Sandruvi fatica a percorrere il corridoio, si aggrappa a una colonna e scappa fuori. Ha paura. Vuole andare a casa, subito. «Sentivo che era successo qualcosa» ricorda oggi. Lo incontriamo a Gemona, nella sua casa, a una manciata di metri da via Morganti.
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«L’istinto mi diceva “Corri dalla tua famiglia”». Mette in moto la macchina, ma è impossibile andare avanti. Ci sono calcinacci ovunque e la polvere impedisce il respiro. Ha le gambe ferite e sanguinanti ma corre. «Quando arrivai – racconta – la luna si era fatta vedere e illuminava la via, la polvere si era diradata ma io la mia casa non la vedevo. Non c’era più. Qualcuno mi venne incontro. “Stai qui, stai qui” ma io volevo andare, là sotto c’erano mia moglie e i miei figli». Sente Marisa gridare e il pianto di un bambino.........
