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«In Iran ci uccidono uno per uno come nemici, anche mio fratello rischia la vita in piazza: aiutateci»

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14.01.2026

«Loro non sono come noi, sono peggio dei nazisti: ci uccidono per strada come fossimo il nemico in guerra, ma noi dovremmo essere il loro popolo. Io voglio la libertà, voglio tornare in un Paese in cui non chiedere permesso a nessuno. Ma da soli non ce la possiamo fare. Sabato scenderemo in piazza: chiediamo l’aiuto di tutti, di Trieste e dei triestini». La rabbia e il dolore di questa studentessa iraniana di Teheran, di 25 anni, sono un tutt’uno.

La paura è angosciante e la necessità dell’anonimato assoluta: «metterei a rischio la mia vita». Per questo, doverosamente vista la situazione, su richiesta dell’intervistata useremo un nome di fantasia, Fatima, e non sveleremo il suo volto. Fatima studia all’Università di Trieste dal 2023, in una facoltà a indirizzo medico-scientifico (non diciamo quale, visti i pochi iscritti che la renderebbero riconoscibile); resterà qui fino alla laurea magistrale, altri due anni. Parla bene l’italiano e tenta di studiare, ma la testa è altrove.

Fatima, cosa rischierebbe se si esponesse per questa intervista con volto e nome?

«La mia famiglia rischierebbe la vita. Io, se non cadesse la Repubblica Islamica, rischierei di non poter tornare più a casa. Se tornassi, potrei essere fermata in aeroporto e sbattuta........

© Messaggero Veneto