Editoriale – Una riforma che svilisce il voto degli italiani all’estero
Al vaglio del Parlamento, la riforma rompe gli equilibri esistenti, spariglia le carte in tavola e cancella con un colpo di spugna l’essenza stessa del voto all’estero: la rappresentatività
Quanto accaduto a Ceuta ha dato un nuovo impulso all’estrema destra che dilaga pericolosamente nel vecchio continente. Ha anche messo a nudo, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, la sua vera natura: quella xenofoba e quella razzista. Xenofobia e razzismo sono due parole che, oggigiorno, vengono spesso usate come sinonimo ma non lo sono. La prima esprime la paura, l’ostilità, la diffidenza verso la diversità: l’immigrante, per l’appunto, ma non solo. L’altra, invece, si riferisce ai pregiudizi basati sulla certezza che l’umanità sia divisa in razze superiori e razze inferiori.
L’estrema destra, con il suo discorso populista impregnato di nazionalismo, sovranismo, difesa dei confini e della cultura autoctona riesce a infiammare i sentimenti più bassi, gli istinti più vili. Lo fa attraverso la diffusione di “fake news”, una tendenza nei social che ha trasformato in arte.
Detto ciò, non deve assolutamente sorprendere che nel Parlamento italiano si discuta la riforma del voto all’estero o, meglio, come condizionare la partecipazione politica delle nostre comunità assoggettando i candidati agli interessi delle segreterie dei partiti. La riforma diventa una sorta di regalo a quell’estrema destra i cui caposaldi si basano su quegli stessi sentimenti di xenofobia e di razzismo che portano al rifiuto........
