Editoriale – Comites di Caracas, isolare i violenti
È importante ricordare che i membri del Comites svolgono il loro lavoro a titolo volontario, che in gran parte vi dedicano ore tolte al riposo e alla famiglia e che sono stati democraticamente eletti
Fatte salve rare eccezioni, il Comites continua ad essere per molti, un organismo sconosciuto la cui importanza è sottovalutata. Come più volte affermato su queste colonne dal presidente del Comites di Madrid, Andrea Lazzari, tra gli impegni che considera prioritari c’è proprio quello di spiegare quanto sia importante per tutti gli italiani all’estero il ruolo di raccordo che i Comites svolgono tra la nostra comunità e le istituzioni italiane (Consolati e Ambasciate). Sono proprio i consiglieri Comites quelli che raccolgono, sintetizzano e trasmettono alle autorità italiane nei diversi Paesi le necessità e le aspirazioni della comunità.
Se poi, in alcuni casi, il Comites è stato considerato, dai membri che lo componevano, una moneta di scambio, un feudo ereditabile, un trampolino di lancio per ruoli di maggior prestigio senza averne né meriti né capacità, come, ad esempio, l’occupare uno scranno in Parlamento, o semplicemente il cammino per creare un sistema di clientelismo, allora ricucire lo strappo con la comunità che rappresenta e vincere la disaffezione diventa assai difficile. Come accaduto al Comites di Caracas, gli errori del passato si ripercutono inevitabilmente sul presente.
Negli ultimi anni, però, la sua storia è ben diversa e la comunità ne è sempre più consapevole. L’invito a partecipare alle assemblee dimostra la volontà ad una maggiore trasparenza e apertura. Ed è importante assistere. La presenza propositiva della comunità è la linfa di cui si dovrebbe alimentare il Comites; è il nutriente che gli permette di svolgere appieno il proprio ruolo. Ascoltare suggerimenti, indicazioni ed esigenze della comunità gli consente di farsene poi portavoce presso le autorità consolari. Ma quando all’invito ad assistere si risponde con disprezzo e con un linguaggio aggressivo verso i membri del Comites , la riflessione è d’obbligo, perché la partecipazione, anziché arricchire rischia di trasformarsi in un incitamento alla violenza.
In questi giorni, sui social network circolano messaggi che chiamano ad assistere all’Assemblea del Comites di Caracas del 24 febbraio. Il linguaggio che si usa è, però, un incitamento all’odio. Parole che non esortano al dibattito civile, propositivo e razionale, ma alla violenza, quasi a voler trasformare l’Assemblea in un ring di pugilato, come è quasi accaduto nella scorsa Plenaria. La risposta della nostra comunità, di fronte a tali manifestazioni di irresponsabilità e mancanza di buon senso, non può che essere l’isolamento dei facinorosi e la partecipazione consapevole aperta anche a una critica costruttiva ma senza mai cadere nell’insulto e nella violenza. Ne va del buon nome di un’intera comunità.
È poi importante ricordare che i membri del Comites svolgono il loro lavoro a titolo volontario, che in gran parte vi dedicano ore tolte al riposo e alla famiglia e che sono stati democraticamente eletti.
