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I fascisti non tornano. Semplicemente, non se ne sono mai andati

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04.07.2026

C’è una frase che nelle ultime ore continua a ronzarmi in testa: “Finalmente da oggi ci siamo tolti dai coglioni gli antifascisti.” Non è stata pronunciata in un bar, né durante una rissa, né dietro l’anonimato di un profilo social. È stata pronunciata davanti ai microfoni dei giornalisti, davanti alle telecamere, dopo il deposito in Parlamento di oltre 132 mila firme a sostegno della cosiddetta “remigrazione” da parte di Luca Marsella, dirigente di CasaPound. La stessa CasaPound che da oltre 23 anni occupa illegalmente lo storico palazzo di 6 piani in via Napoleone III a Roma.

Una parola che prova a sembrare tecnica, quasi burocratica, ma che nella realtà racconta un’idea molto semplice: dividere le persone tra chi merita di restare e chi, invece, dovrebbe essere mandato via. Non è soltanto una provocazione. È un messaggio. E i messaggi hanno un peso.

Perché quando l’antifascismo diventa un insulto significa che qualcuno sta provando a riscrivere il significato stesso della nostra Repubblica. Vale la pena ricordarlo ancora una volta: l’Italia non è una Repubblica neutrale. È una Repubblica nata dalla Resistenza. La nostra Costituzione non mette sullo stesso piano fascismo e antifascismo. Uno ha cancellato libertà, diritti e democrazia. L’altro ha restituito al Paese la possibilità di scegliere, votare e parlare liberamente. Eppure oggi sembra quasi che dichiararsi antifascisti debba essere motivo di imbarazzo, mentre definirsi fascisti, fare il saluto romano o urlare “camerati” venga archiviato come folklore, goliardia o nostalgia. 

No. Non è folklore ne tanto meno nostalgia. È politica. Ed è proprio questo che dovrebbe preoccuparci. Perché nello stesso momento in cui si legittimano certe parole, nelle nostre città accadono fatti che sembrano appartenere tutti allo stesso racconto. 

Ore prima la parola “remigrazione” era tornata al centro del dibattito per un’altra vicenda che racconta molto del clima politico attuale. Dopo l’omicidio del pizzaiolo a Reggio Emilia, esponenti della Lega hanno invocato la “remigrazione“, lasciando intendere che l’autore del delitto........

© La Voce d'Italia