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L’ombra del padre

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04.05.2026

Tornai perché la domanda riecheggiava nella mia testa come un tamburo empio.

Tutti i miei appunti riguardavano gli eroi del passato, figure reali o confuse  di Naranjo Esquina. Senza volerlo avevo creato un pantheon irregolare e minuscolo con i personaggi dimenticati di un paese perduto in una provincia lontana. Ma c’era qualcosa che non aveva risposta ed era una storia che non importava a nessuno e, forse per questo, riguardava solo me.

Mia madre era già morta e non avevo nessuno a cui chiedere i documenti di un uomo che avevo frequentato poco e che, perfino direi, non conobbi. Dato che Hasper era un anziano curioso ed esasperato, nei molti anni della sua lunga vita, si era incontrato con tutti i tipi di ragnatele e microbi . Tra questi, mio padre.

   Hasper era disteso e parlò con la bocca asciutta finché non aprì un vino rosso e mi invitò. Alternava la sigaretta con il bicchiere viola.

   Mio padre era stato un brav’uomo, un ragazzo di strada, qualcuno che era più facile incontrare nei bassifondi che a casa. Era un uomo di parola che si era messo in un grosso pasticcio proprio all’inizio delle corride tra i narcotrafficanti.

   Tolsi di nascosto il registratore e Hasper fece un gesto sprezzante con il braccio, quel braccio magro, unto e flacido che penzolava come uno straccio.   Misi via l’apparecchio e lui si  dedicò a recuperare quelle ombre che rimangono  intrappolate negli angoli  più reconditi del cervello.

   Eduardo Hasper era al corrente di tutti i movimenti del paese e conosceva a fondo le baraccopoli, le........

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