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Lumache

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11.03.2026

Questo mese avrei dovuto scrivere un articolo riparatore sui cibi spagnoli, per farmi perdonare delle cattiverie che ho scritto il mese scorso.

Ma sono andata al cinema con lo storico consorte e ho cambiato idea.

Era uno stupido martedì, neanche il giorno della spettatrice, e una fiumana di donne si è riversata all’interno: in gruppo, in coppia, da sole. Un’età non ben definita, dai settanta in su. Al mio fianco ne avevo una, da sola, che si godeva la proiezione. Le ho sorriso, non mi ha guardato neanche di striscio. Ma l’ho amata lo stesso, benché invisibile per lei.

Non mi immagino mia mamma e mia nonna da sole al cinema, neanche in gruppo a dire il vero, io sì: me lo ha insegnato la Spagna. Perché le donne qui escono, escono tantissimo, a qualsiasi età, vanno al cinema e al teatro e non rinunciano neanche alla cioccolata con churros delle 7 di sera (ho già detto che siamo sfalsati di circa due ore). Non rinunciano nemmeno all’aperitivo, elemento fondante della vita sociale di questo paese.  Prendono un vino o un vermouth – mica il rosolio della letteratura! –, ritagliandosi uno spazio tutto loro. 

Per strada qualcuna fuma e con l’altra mano si trascina il carrello della spesa. Io ne resto affascinata. Mi è sempre stato insegnato che fumare non è bello, per strada non ne parliamo. Assoluta mala educación. Ma queste adorabili signore, e giustamente credo, sentono di aver già dato e non hanno voglia di sottostare a regole, convenzioni e prescrizioni. La mia amica dice che sono le peggiori in fatto di regole e che la fanno impazzire al lavoro, ma essendo tutto molto relativo e non lavorando con loro, le ho sempre guardate con ammirazione, perché, anche in questo caso, non riesco a immaginare mia madre o mia nonna che escono alle 7 di sera a prendere una bomba calorica o a bersi un bel vinello in ancora più tarda serata. È vero, però, che le volte che mia madre è venuta a Madrid con mia nonna, si sono divertite tantissimo, nonostante abbiano finito le serate sempre ubriache, in quanto non abituate.

Insomma, a me sembra un’usanza bellissima, da importare, che aiuta ad invecchiare più felici. O a morire meno tristi. Fate voi.

A volte penso che fra qualche anno mi rimetto a fumare e me ne frego di tutto, soprattutto delle regole. Del resto non mi manca tanto e la combriccola di arzille ce l’ho già.

Devo riconoscere che la Spagna ha il potere di sorprendermi sempre. Dopo il cinema, sono andata  a mangiare i calçots (spiegherò in un altro momento cosa sono questi calçots, che peraltro rientrano tra i miei piatti preferiti). In un angolo del ristorante ho visto una signora sola, ben oltre una certa età. Divorava qualcosa da un enorme piatto e, non riuscendo a capire cosa, mi incuriosiva sempre di più. I camerieri, molto deferenti, le gironzolavano intorno e lei, impassibile, prendeva un “coso” alla volta con tanta nonchalance e lo succhiava. Ho capito solo dopo che erano lumache. Le ha mangiate tutte, ha preso il bastone ed è uscita. Noi l’abbiamo incontrata fuori e  ci ha fermato per dirci che le lumache non erano tanto buone quel giorno, veniva spesso a mangiarle. Ovviamente si fumava una bella sigaretta, e parlava con tanta perizia del tema che avrebbe fatto invidia a Ferran Adrià.

Ma la cosa più sorprendente è stata quando ci ha raccontato che era praticamente cieca.

Quindi, eravamo al cospetto di una signora di 90 anni, zoppicante, fumatrice, non vedente che, perfettamente a suo agio, parlava di lumache.

È stato lì che ho pensato che potrò pure sforzarmi, ma che le spagnole sono irraggiungibili. E l’amore per questo paese mi ha fatto digerire i calçots tutto in una volta.


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