“Next Sicilia” è l’Autonomia al tempo di Bruxelles
Cosa resta della nostra Autonomia statutaria ottant’anni dopo la sua approvazione? Intervenendo sulle colonne de “La Sicilia” a proposito della riforma delle Province, e poi anche in altre occasioni, ho più volte sostenuto che ormai resta molto poco. Negli anni, infatti, la Corte costituzionale ha chiarito due principi: ogni norma dello Statuto va letta insieme alla Costituzione e agli obblighi internazionali, soprattutto quelli europei; inoltre, sebbene lo Statuto abbia rango costituzionale, esso può essere modificato implicitamente da successive revisioni costituzionali, come accaduto con la riforma del Titolo V.
Da questa premessa nacque la mia proposta di aprire una stagione costituente per la revisione dello Statuto. Non era un’idea astratta: il Friuli-Venezia Giulia, ad esempio, ha seguito questo percorso riuscendo persino a ricostituire gli Enti intermedi. Oggi quella riflessione è ancora più necessaria davanti all’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni ordinarie.
La domanda è semplice: possiamo finalmente aprire un confronto serio? Oppure dobbiamo lasciare che l’autonomismo siciliano resti ostaggio di una politica regionale immobile e della perenne rappresentazione della Sicilia come terra di privilegi?
Per capire cosa debba diventare oggi l’Autonomia, bisogna ricordare perché nacque nel 1946. Non solo per contenere le pulsioni separatiste, ma........
