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Quel male di vivere riguarda tutti noi

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31.03.2025

Dicono che Vittorio Sgarbi, oltre che gravemente malato, sia depresso. Sai che notizia. Solo gli sciocchi non lo sono.

Cosa c’è da ridere su questo vecchio sasso? Il tempo passa, tutto scorre, tutto annoia, tutto finisce. Al capolinea, alla resa dei conti, resta solo l’uomo, l’uomo e la sua solitudine, perché mai come in quel momento - immortalato dalla terribile, devastante ultima riga de “La famiglia Moskat” di Isaac Singer - ogni essere umano capisce che è solo. Si nasce soli, si vive soli, si muore soli. Fine della storia.

Ora, il tema della depressione, della nevrosi, del male di vivere, che è il virus della modernità, del Novecento, il Covid delle società ricche e opulente, quelle che si sono affrancate dalle esigenze primarie e che quindi hanno scoperto la bellezza e l’orrore del cosiddetto “tempo libero” – nessuno può permettersi il lusso di essere depresso se muore di fame o di sete, dorme per terra o gli tirano le bombe in testa: è troppo impegnato a sopravvivere – è un topos del mondo contemporaneo. Materia eminentemente letteraria, analizzata e resa classica, immortale da grandi autori anche italiani, basti pensare al magnifico “Il male oscuro” di Giuseppe Berto, che la critica militante non ha mai molto amato, visto che quello scrittore era un bel ragazzo, non era socialmente impegnato e, soprattutto, non era comunista - però almeno ai tempi i “censori” dell’editoria erano Calvino e Vittorini, non gli scappati di casa di oggi - oppure al magistrale........

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