Pierluigi Tosato: «Ho salvato Segafredo mettendomi in viaggio e parlando nove lingue»
Da quando nell’aprile del 2024 è arrivato al vertice di Massimo Zanetti Beverage Group, colosso italiano del caffè conosciuto nel mondo per il marchio Segafredo, Pierluigi Tosato ha testimoniato alcuni dei momenti clou di una sfida che deve essersi rivelata difficile ed emozionante elaborando alcune immagini con un programma di intelligenza artificiale.
In una si vede la seicentesca villa veneta della famiglia Zanetti a Villorba, da sempre associata all’immagine del gruppo, con accanto un transatlantico che si sta inabissando. In un’altra c’è lui stesso, Tosato, che gira disperato in una Borsa merci con un cesto vuoto, mentre gli indici dei prezzi del caffè schizzano verso l’alto. In una terza si vede una serie di silos, affiancati l’uno all’altro, senza vasi comunicanti. «Questi mesi non sono stati facili ma i risultati sono arrivati e, oggi, il gruppo è certamente più forte e posizionato per continuare a creare valore nel tempo», racconta nel quartier generale dell’azienda, a fianco alla villa.
Il transatlantico, dunque, non è affondato: a fine 2025, dopo poco più di un anno e mezzo di lavoro, i ricavi sono cresciuti del 27% rispetto al 2024, raggiungendo gli 1,31 miliardi di euro, l’ebitda è arrivato a 86 milioni, più 39% rispetto al 2024 e più 72% rispetto al 2023, il gruppo ha generato 22 milioni di cassa libera, rispetto ai 54 che erano stati bruciati nel 2024, la posizione finanziaria netta è migliorata dai meno 420 milioni dell’aprile 2024 a meno 317 milioni.
Ingegner Tosato, partiamo dalla prima immagine. Lei è arrivato nel gruppo dopo l’ingresso nel capitale da parte del fondo d’investimento QuattroR. La situazione era così difficile?
«Ho avuto la fortuna di iniziare dopo aver studiato il gruppo, perché per il fondo avevo partecipato a una due diligence che era durata alcuni mesi. Per darle un’idea della complessità del momento, nonostante QuattroR sia entrata apportando 100 milioni di nuovi capitali, alcune banche all’ultimo momento hanno deciso di non partecipare al percorso di rilancio e hanno venduto i crediti a investitori specializzati. Per fortuna altre hanno avuto fiducia in noi, e i fatti stanno dando loro ragione».
I numeri del risanamento fanno impressione. Da cosa è partito il risanamento?
«Quando entri in un’azienda, comprendi fatti che dall’esterno, pur con una due diligence accurata, non avevi la possibilità di percepire. Ecco, quello di cui mi sono reso conto arrivando qui, è stato il livello di entropia che dominava l’azienda e che rendeva l’organizzazione caotica».
Come lo ha affrontato?
«La mia fortuna è stata quella di parlare nove lingue. Nel gruppo, pur essendo presente in oltre cento Paesi, pochi parlavano l’inglese. Tra il vertice e le varie controllate si era creato un filtro di persone mediocri, la cui unica capacità era parlare italiano. Questo succede a tanti imprenditori: hanno........
