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Moria di pesci e bracconieri nel canale Fossetta: scatta l’allarme a Musile

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Moria di pesci sospetta nel canale Fossetta a Musile. Centinaia di pesci che galleggiavano sabato sera sono stati segnalati dalla Fipsas, federazione provinciale della pesca sportiva, le cui guardie sono intervenute informando la sindaca Silvia Susanna. La prima cittadina di Musile ha a sua volta sollecitato l’intervento della Città Metropolitana. L’ipotesi al momento al vaglio è che si sia trattato di uno sversamento di gasolio da parte di qualche impresa che ha effettuato lavori nella zona.

Gli accertamenti sono in corso. Meno probabile che si sia trattato di un improvviso aumento della temperatura dell’acqua, anche perché ci sarebbero stati altri casi nella zona che, infatti, non sono stati rilevati. La Fipsas, attraverso uno dei responsabili, Costante Marigonda, che è anche consigliere comunale a San Donà, ha segnalato inoltre dei bracconieri nella Piave Vecchia in zona Caposile. Recuperate le reti in collaborazione con la polizia metropolitana intervenuta sul posto.

«La pesca di frodo», commenta Marigonda, «è una sciagura per il territorio perché i bracconieri con le reti pescano in media due o tre quintali di pesce ogni volta che si cimentano, causando gravi danni all’ecosositema e poi fuggendo nel nulla». In merito al preoccupante episodio di moria di pesci registrato nel canale la Fossetta, l’amministrazione informa di aver attivato immediatamente tutti i protocolli di verifica necessari.

«Un ringraziamento alla Fipsas per segnalazione», dice la sindaca Susanna, «che ha permesso di intervenire con la massima celerità. A seguito dell’allerta ho informato il direttore generale della Città Metropolitana, Nicola Torricella, che è intervenuto sul posto insieme agli agenti della polizia provinciale. L’obiettivo delle attività in corso è comprendere la causa della mancata ossigenazione dell’acqua che ha determinato la morte della fauna ittica».

«Le indagini stanno valutando ogni scenario. Bisognerà, infatti, verificare se si tratta di fattori ambientali e quindi se il fenomeno sia riconducibile a cause naturali, come fenomeni di anossia legati a sbalzi termici, ristagno idrico o processi biologici stagionali che possono aver alterato l’equilibrio del canale. Parallelamente, si stanno effettuando i controlli necessari per accertare l’eventuale presenza di sversamenti di liquidi tossici. In tale eventualità, l’amministrazione si impegna fin d’ora a individuare la fonte dell’inquinamento». 


© La Nuova di Venezia