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La Russia invitata alla Biennale: in bilico due milioni di fondi Ue

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12.03.2026

Per mesi a Ca’ Giustinian, sede della Fondazione Biennale di Venezia, tutte le preoccupazioni relative alla 61ª Esposizione internazionale d’arte sono state rivolte verso le possibili assenze. Prima, a febbraio 2025, era esploso il caso-Australia, con l’incarico revocato e poi restituito all’artista libanese Khaled Sabsabi, autore - fra le altre - di un’opera che raffigura un leader di Hezbollah. Poi è toccato agli Stati Uniti, incerti per mesi sulla partecipazione, dopo che artista e curatore scelti in prima battuta si sono ritirati e il padiglione è stato affidato in extremis allo scultore Alma Allen, più in linea con l’orientamento celebrativo dei valori americani imposto da Trump.

Quindi è stata la volta del Sudafrica, con l’artista Gabrielle Goliath fermata dal ministro della Cultura perché una delle sue opere affronta (anche) il tema del genocidio in Palestina - e alla fine il Sudafrica non ci sarà. Insomma, i problemi erano tutti connessi alle possibili assenze. E invece oggi la Biennale si trova costretta in trincea per difendere la scelta di lasciare libera partecipazione a tutti i Paesi e in particolare alla Russia, assente da quattro anni ai Giardini........

© La Nuova di Venezia