Una vita da caregiver: “La malattia è arrivata e ha cambiato tutto”
Cinzia Cartacci, 64 anni, volontaria storica del canile municipale Arca di Empoli
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Empoli, 22 marzo 2026 – “La malattia insorge tra i cinquanta e i sessanta, dicono gli studi. Andrea non ha fatto eccezione: a cinquantotto anni è arrivata, puntuale come un treno in orario. Si chiama demenza frontotemporale. DFT. Tre lettere che cancellano ogni progetto. La diagnosi è chiara, l’esito scritto. Invalidità al 100%. Andrea oggi è un’ombra, il nostro equilibrio, instabile. Ma come siamo arrivati fin qui?”. Da questa domanda si snoda il racconto di Cinzia Cartacci, 64 anni, volontaria storica del canile municipale Arca di Empoli, colonna portante dell’associazione empolese. Moglie di Andrea Mannucci, 66 anni, è una vita vissuta in simbiosi, la loro. Due figli – Lorenzo e Leonardo – e dal 2018 un nuovo ruolo, spiazzante e tutto da imparare: quello di caregiver. Senza manuale di istruzioni, senza bussola.
Da questa esperienza nasce il libro “Con (i cani, mai) sola. Amore, malattia e dog therapy“ (Federighi editore, testi a cura di Ylenia Cecchetti), disponibile a Empoli alla libreria Rinascita di via Ridolfi. Un punto di vista sull’esperienza della malattia neurodegenerativa. Un libro che non pretende di spiegarla, né di trasformarla in una lezione edificante. Ma la attraversa, con rispetto e verità. “Raccontare la mia storia è stato terapeutico – spiega l’autrice –. È nata come regalo per i miei figli. Ho sentito il bisogno di lasciare una traccia tangibile della vita di prima, condividendo con i ragazzi tutto ciò che c’è stato prima di loro. Quello che non possono sapere. Quello che non devono scordare. Perché può capitare che la memoria un giorno svanisca: con Andrea, è successo. Tengo tantissimo alla mia vita, per questo ho voluto ripercorrerla, portando i miei figli con me in quel tempo che non hanno vissuto. Chi era il babbo prima della malattia? E cosa hanno provato quando ha smesso di essere quello che conoscevano? Nessuno ci aveva preparati. Ma quando la malattia è arrivata, i ragazzi hanno mostrato una forza straordinaria, continuando a vedere la persona oltre la diagnosi”.
Al centro del libro, le difficoltà dei caregiver. Perché quando la malattia entra in una famiglia cambia tutto: il tempo, le parole, i gesti. Cartacci racconta l’avanzare della patologia dando voce anche a ciò che spesso resta fuori: la fatica, il senso di isolamento, il bisogno di restare persone, non solo caregiver. “Quando una malattia neurodegenerativa entra in una vita – scrive nella prefazione la neuropsicologa Simona Cintoli – porta una riorganizzazione forzata dei ruoli e una domanda difficile: chi siamo quando la mente di chi amiamo non è più quella di prima? Questo libro è un documento emotivo di grande valore clinico e umano. Racconta ciò che spesso, nei contesti sanitari, resta sullo sfondo: la vita che continua mentre la malattia avanza, l’amore che cambia forma. Cinzia parla di ciò che spesso si tace: la rabbia, il senso di colpa, l’esaurimento, ma anche la dedizione profonda a un legame che resiste oltre la patologia”.
Dare cura. Non c’è lavoro più complesso e doloroso. “Gli altri non ci vedono – confessa Cinzia –. Le patologie neurologiche sono invisibili, un tabù. Ho avuto bisogno di parlare, di essere ascoltata, ma non è stato facile”. Un aiuto importante è arrivato con l’ingresso di Andrea alla Casa della Memoria di Montelupo Fiorentino. “Ci siamo sentiti davvero accolti. C’è un bsiogno disperato di sportelli, progetti di sostegno per chi si prende cura. È importante chiedere aiuto e non sentirsi soli”. E poi ci sono loro, i cani. Accanto a ogni episodio personale dell’autrice, il racconto della dog therapy come terapia salvavita. Ne ha certezza, Cinzia, mentre accarezza Rondine e Charlotte. “L’amore per gli animali è la mia medicina. Senza di loro molte delle cose che so non le avrei imparate. Mi sono di grande esempio così come lo è stata la vita in canile, tra situazioni di abbandono e fragilità. Ho appreso tanto dai cani più vecchi, così come si fa con gli uomini di esperienza”. Nonostante tutto, c’è ancora futuro. “Il mio è un flusso di pensieri. Non intendo insegnare niente a nessuno. Ma se anche una sola persona, leggendo il mio vissuto, si sentisse più compresa, la mia missione sarebbe compiuta”.
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