La guerra in Medio Oriente. “Gli effetti sulla nautica? Allarmismo no, cautela sì”
Andrea Giannecchini, presidente del Distretto della Toscana
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Viareggio, 4 aprile 2026 – La guerra in Medio Oriente e nei Paesi del Golfo sta avendo ripercussioni anche sulla nostra industria nautica. Il comparto toscano si distingue per capacità progettuale, qualità manifatturiera e integrazione tra costruzione, refitting, servizi portuali e logistica. E, nell’ambito di una gestione il più possibile corretta e orientata all’export mondiale, l’amministrazione regionale ha istituito i Distretti, ovvero soggetti che svolgono azioni di raccordo tra il sistema delle imprese e quelle del trasferimento tecnologico. Vista la congiuntura in corso abbiamo sentito il presidente del Distretto nautico della Toscana, Andrea Giannecchini.
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Presidente Giannecchini, il comparto della nautica toscana che fa capo a Viareggio come affronta questa ennesima crisi?
“Direi senza allarmismi, ma senza sottovalutare nulla. Il nostro Distretto, che raggruppa aziende soprattutto nelle province di Livorno, Pisa, Lucca e Massa Carrara, ha una struttura industriale forte con la filiera che vale il 30% della produzione mondiale dei grandi yacht e conta circa 22mila addetti, oltre 40 cantieri, migliaia di imprese tra servizi e fornitura. Tutto ciò significa solidità, ma non necessariamente immunità. La crisi in Medio Oriente tocca un’area che per la nautica è sempre stata strategica e per questo dobbiamo muoverci con prudenza, valutando con attenzione l’evoluzione dei fatti e calibrando bene le azioni da fare”.
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La collocazione a novembre del Dubai Boat Show serve agli operatori per confermare gli impegni.
“E’ un segnale di prudenza intelligente. Rinviare il salone senza cancellarlo significa prendere atto di criticità logistiche e di sicurezza, ma anche voler salvaguardare il valore commerciale dell’evento. Gli operatori credono nella continuità delle relazioni e vogliono lasciare il mercato aperto anche in un momento particolarmente instabile”.
Le vendite di yacht nuovi fino a 24 metri sono quasi ferme a causa del surplus dopo la grande crescita degli anni scorsi. Il mercato medio orientale potrebbe assorbire in parte questi stock?
“Si parla di una contrazione nella fascia suddetta, mentre la grande nautica del nostro distretto continua a tenere bene. Il mercato emiratino è attrattivo per questa tipologia e potrebbe assorbirne una parte. In condizioni di normalità, l’imbarcazione spesso deve essere adattata in layout, climatizzazione, dotazioni di bordo, servizi e rete di assistenza. Superata la crisi, i cantieri e le aziende devono essere rapidi nella capacità di personalizzare, fornire un service avanzato e un ottimo post vendita”.
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Il Distretto nautico toscano come si posiziona?
“Gli Emirati restano un hub fondamentale per l’area del Golfo e l’Italia è il primo fornitore per valore, con una quota intorno al 37% dell’import. Questo dà la misura di quanto sia strategico per noi. Occorre mantenere i rapporti commerciali, garantire assistenza ai clienti e proteggere la catena logistica. E monitorare i trasporti, le coperture assicurative, i pagamenti e i tempi di consegna. Da qui, la pressione si scarica sempre sulla filiera. Per la nautica significa maggiore programmazione, soprattutto per le aziende della fornitura”.
I prossimi obiettivi?
“La Tuscany Yachting Week, con Yare e Seatechnology, si è confermata uno strumento centrale di networking internazionale, con oltre 2.600 incontri tra comandanti e imprese e un focus sempre più marcato su refit and repair, innovazione e aftersales, che oggi rappresentano una quota crescente e strategica del business nautico e uno dei comparti con maggiori margini di sviluppo con una naturale capacità anticiclica. Lavoriamo con la Regione e i Comuni costieri con l’obiettivo di mettere a sistema refit, portualità e turismo nautico. Occorre difendere e rafforzare la filiera corta e qualificata delle nostre Pmi puntando su innovazione e digitalizzazione, intelligenza artificiale, progettazione avanzata, materiali evoluti e processi più efficienti. Altri impegni sono la formazione del personale e l’internazionalizzazione, presidiando i mercati storici e diversificare per ridurre la dipendenza da singole aree geopolitiche in un contesto globale sempre più instabile”.
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