Travaglio, ambasciatore del "no": "Costi triplicati e interessi politici. Direi sì solo ad un sorteggio vero"
Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, mercoledì sera sarà al teatro. Puccini
Articolo: Referendum-magistratura. L’onorevole Enrico Costa inaugura il comitato del sì
Articolo: Referendum sulla Giustizia. Anche Marcucci nel fronte del ’sì’. L’ex senatore scende in campo
Articolo: Andrea Valenti: "Dobbiamo votare ’no’. Democrazia a rischio"
Direttore Marco Travaglio, nel suo libro “Perché no”, che presenterà mercoledì al teatro Puccini, lei critica anche l’involucro del quesito referendario, un unico blocco per più questioni, separazione delle carriere, doppio Csm, alta corte disciplinare. Ma c’è uno dei tre temi, singolarmente, che la troverebbe d’accordo?
"No. Mi troverebbe d’accordo se avessero fatto il sorteggio come avevamo proposto noi del Fatto Quotidiano, prima del caso Palamara, grazie a uno dei nostri fondatori, il magistrato Bruno Tinti. Ma ovviamente un sorteggio per tutto il Csm, non come questo della riforma che per la quota dei politici è finto. Che non saranno più scelti tra grandi giuristi, come previsto dai padri costituenti, ma tra gli amici dei politici. Il fatto che rafforzino la componente politica con il sorteggio e poi aumentino i politici nell’Alta corte la dice lunga sul fatto che vogliono allungare le mani della politica".
Lei definisce questa riforma uno “specchietto per le allodole”, in quanto non passa da un compartimento all’altro quasi nessuno. La sua riforma sarebbe anzi quella di rendere obbligatori i passaggi tra le due funzioni.
"Farei l’opposto di quello che vorrebbero fare. Adesso vogliono vietare anche l’unico passaggio consentito che per altro è molto raro perché impone un trasloco di regione. Io invece renderei obbligatori i passaggi da una funzione all’altra perché la mia esperienza mi dimostra che i migliori giudici avevano fatto i pm e i migliori pm erano quelli che avevano fatto i giudici. Falcone ha cambiato funzione cinque volte".
E’ l’introduzione dell’Alta corte disciplinare il vero obiettivo della riforma?
"Assolutamente sì, il primo indebolimento è smembrare in tre il Csm. L’Alta corte sarà scelta esattamente come il Csm ma aumentando la quota politica, che sarà compatta e fedele al governo perché scelta dalla maggioranza del momento, mentre i magistrati saranno presi a caso, scollegati ed eterogenei. In più, oggi un magistrato sanzionato disciplinarmente fa ricorso davanti alle sezioni unite civile della Cassazione, domani ricorrerà di nuovo davanti all’Alta corte".
Ha fatto i conti dei costi dell’ipotetico nuovo assetto?
"Raddoppia o triplica tutto. Il costo dell’attuale Csm è 50 milioni all’anno scarsi. Con un doppio Csm e l’Alta corte serviranno altre sedi da comprare o affittare, servirà una doppia Scuola della magistratura, i consigli giudiziari diventeranno 40, il concorso non sarà più unico".
Si può evitare un nuovo ’caso Firenze’ e quel ’famoso’ voto del plenum?
"Se non si mette mano alla quota laica, ai rappresentanti dei partiti che vanno al Csm per garantire la quota, i traffici partitocratici cercheranno di mettere cani da compagnia anziché cani da guardia ai vertici degli uffici giudiziari".
© Riproduzione riservata
