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I giovani, cresciuti senza un Mondiale: “Tanta malinconia, nessun sogno” /

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02.04.2026

Una generazione senza Mondiali. Da in alto a sinistra: Edoardo Capacci, Enrico Raccuja, Andrea De Toni, Tancredi Guidi, Giovanni Pozzi, Niccolò Parente

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Firenze, 2 aprile 2026 – “Non ho mai visto un Mondiale per bene, è frustrante per i ragazzi della mia generazione”. Nelle parole di Edoardo Capacci, 19 anni, c’è tutta la distanza tra una generazione e un evento che dovrebbe essere naturale: il Mondiale di calcio con l’Italia protagonista: maxischermi, birre ghiacciate pronte da stappare davanti alla tv, il tricolore sulle spalle. E la voglia di respirare quella magia che i genitori hanno sempre raccontato. O che, al massimo, è stata sbirciata in qualche docu-film su Netflix. E invece, per molti giovani fiorentini, quella della Nazionale è diventata un’assenza sempre più persistente. 

Sono passati 12 anni dall’ultima partecipazione azzurra a una Coppa del Mondo. Era il 2014 quando l’Italia fu eliminata dall’Uruguay, senza aver superato la fase a gironi. Per chi oggi ha poco più di vent’anni, il Mondiale è poco più di un’azzurra nostalgia. “Sarà un’altra estate senza Mondiali, senza emozioni e gioia di tifare - racconta Enrico Raccuja -. Ho visto la partita contro la Bosnia e da tifoso ci sono rimasto male. Non mi aspettavo la sconfitta, ma sembra quasi una barzelletta, un’impresa impossibile”. Tanta è l’amarezza tra i giovani. “Sembra quasi che noi tifosi italiani ci stiamo abituando alla mediocrità che la Nazionale ci offre. Mancare per la terza volta a una competizione in cui l’Italia è sempre stata protagonista fa male - racconta Andrea De Toni, 24 anni - Al nostro ultimo mondiale avevo solo 13 anni, ma ricordo il famoso morso di Suarez nei confronti di Chiellini. Nient’altro. Perché non abbiamo superato i gironi. Ho sempre sperato che il mancato mondiale del 2018 fosse un incidente di percorso. Nel 2022 c’è stata una ricaduta, ma nel 2026 tutto questo non doveva accadere”.

Parole che racchiudono più di una semplice delusione calcistica: sono il segno di una generazione cresciuta senza aver provato quel brivido che si arrampica sulla schiena davanti a una finale in mondovisione. “Mi ritengo in parte fortunato perché, anche se ero piccolo, ho potuto assistere a un Mondiale con l’Italia - continua Andrea -. Ma ci sono generazioni di ragazzi, i più giovani, che non hanno mai provato questa esperienza. Non vorrei che alla luce di questi risultati catastrofici i ragazzi possano arrivare a snobbare il calcio e disinnamorarsi del senso di appartenenza che hanno nei confronti della Nazionale”.

Una sconfitta calcistica, quella dell’Italia contro la Bosnia, che lascia incredule le nuove generazioni, facendo sentire il suo peso. L’estate 2026 si prospetta dunque vuota, senza una squadra da tifare e per cui ’soffrire’. “Da grande appassionato di calcio e giocatore sono triste - racconta Niccolò Parente -. Il Mondiale è la competizione più importante a livello calcistico. Non per il trofeo, ma per la possibilità di sentirsi parte di un movimento. Non esserci dal 2014, non vincerlo dal 2006, porta malinconia. Quello che mancherà durante l’estate saranno le grigliate con gli amici, la bandiera che sventola, le maglie azzurre indossate durante la partita. Perché il calcio non è delle istituzioni, ma della gente”.

E c’è anche chi suggerisce di ripartire da zero, dai giovani e dall’amore per lo sport. “A livello tecnico c’è da rifondare tutto il movimento, a partire dai settori giovanili. Si punta solo a vincere fin da quando si è ragazzini invece di insegnare quello che poi è lo sport. Manca qualità”, suggerisce Edoardo Capacci. Parole su cui molti ragazzi si trovano d’accordo, come racconta anche Giovanni Pozzi che, analizzando la delusione della sconfitta, commenta così: “Dobbiamo ripartire da zero e soprattutto dai giovani, che devono essere il segno di una rinascita”. Ripartire quindi da quella generazione che, per la prima volta, cresce senza il Mondiale come punto di riferimento. E mentre l’estate si avvicina, cresce l’amarezza e il senso di mancanza: “Mi mancherà non tifare l’Italia - racconta Tancredi Guidi -. È davvero un peccato. Mi sarebbe piaciuto potermi godere le emozioni di un Mondiale ora che sono giovane”. Per quelle notti magiche cantate a squarciagola da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, ci vorranno almeno altri quattro anni. Con le dita incrociate.

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