I flussi elettorali e la proiezione sulle Politiche 2027 (con un pareggio tra le coalizioni)
Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Elly Schlein e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri
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Il referendum costituzionale sulle carriere e gli organi di autogoverno della magistratura è stato interpretato in vari modi da diversi segmenti dell’elettorato ma è prevalsa, nel complesso, come in tutte le occasioni simili, la logica del conflitto tra maggioranza e opposizioni. Gli elettori che nel 2022 avevano votato per la coalizione di centrosinistra (Pd, Avs, +Europa) e per quello che allora veniva definito terzo polo (Azione-Italia Viva) hanno partecipato massicciamente al voto. Gli elettori del M5S hanno partecipato in una misura significativamente maggiore di quanto avevano fatto alle Europee o alle Regionali. Tra gli elettori del centrodestra c’è stato, rispetto alle politiche, un astensionismo tutto sommato contenuto e forse fisiologico che, tuttavia, ha sottratto al Sì circa quattro punti percentuali.
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Sia gli elettori di centrosinistra e M5S sia quelli di centrodestra che sono andati a votare, hanno votato in maniera piuttosto compatta seguendo la posizione prevalente nel proprio campo. Nelle nostre stime dei flussi, solo in alcune città del Sud abbiamo trovato quote apprezzabili di elettori del centrodestra che hanno optato per il No o di elettori del centrosinistra che hanno votato Sì. Al contrario, come si era già visto in occasione di elezioni comunali e regionali, gli elettori che nel 2022 avevano votato per l’alleanza Azione-Italia viva si sono divisi: due terzi per il Sì; un terzo per il No. Dunque, per quanto il voto referendario sia stato in larga parte un riflesso della sintonia con il governo o con le opposizioni, sarebbe ingenuo considerarlo un predittore affidabile del voto alle elezioni politiche.
Qualcosa dice a questo riguardo, ma va interpretato con molta cautela. Il messaggio principale è che gli elettorati del centrosinistra e del M5S sono sommabili e possono essere coinvolti in battaglie elettorali comuni. E se questo accade, sono in grado di alterare l’equilibrio registrato nel 2022, quando il centrodestra, grazie alle divisioni degli avversari, conquistò quasi tutti i collegi uninominali di Camera e Senato ottenendo circa il 60% dei seggi complessivi. La mappa riporta i risultati del referendum nei collegi uninominali della Camera, mostrando il distacco in punti percentuali tra il Sì (inteso come predittore del voto al centrodestra, dunque corretto assumendo una ripresa della partecipazione tra gli elettori di centrodestra del 10%) e il No (come predittore del voto al campo largo).
I collegi che, sulla base di questo esercizio puramente illustrativo, vedrebbero prevalere il campo largo con almeno 5 punti percentuali di distacco sarebbero 69; quelli in cui prevarrebbe il centrodestra con lo stesso margine sarebbero 49. Negli altri 29 il margine è così ridotto che, se anche il voto per il Sì e per il No fossero degli ottimi predittori, dovremmo considerarli contendibili. Insomma: se gli elettorati di centrosinistra e M5S si sommano, la sinistra prevarrebbe nei collegi del Sud, delle ex regioni rosse e in generale nei grandi centri urbani; la destra continuerebbe a prevalere al Centro e al Nord.
Queste vittorie si bilancerebbero, con l’elevata probabilità di un “pareggio”. Si potrebbe quindi pensare che il risultato referendario acceleri la probabilità che sia approvata una riforma del sistema elettorale come quella proposta dal centrodestra: proporzionale, con premio alla coalizione che prende più voti. È invece ragionevole prevedere il contrario. Fino ad oggi i leader del centrodestra erano determinati ad approvarla presumendo di avere buone chance di vincere le prossime elezioni. Avrebbero potuto quindi, per realizzare l’obiettivo, procedere con votazioni a maggioranza, subendo le critiche delle opposizioni che già hanno stigmatizzato l’operazione come una “ennesima” manipolazione delle regole del gioco. Per i leader del campo largo, ottenere una legge che limita il rischio dello stallo senza assumersene la responsabilità, sarebbe stato molto conveniente. Ma è meno probabile che oggi il centrodestra voglia procedere con la “forzatura”, a rischio di lavorare per i propri avversari.
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