Disturbi alimentari, quando il problema riguarda i bambini più piccoli. Come capirlo e cosa fare
I disturbi alimentari possono riguardare anche i bambini in età prescolare
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Pisa, 12 marzo 2026 – Quando si parla di disturbi dell’alimentazione si pensa spesso agli adolescenti. In realtà le difficoltà nel rapporto con il cibo possono manifestarsi anche molto prima, già nei primi anni di vita.
Per questo l’Irccs Fondazione Stella Maris di Calambrone ha attivato un ambulatorio dedicato ai bambini tra 0 e 5 anni all’interno del servizio Cerco Asilo, struttura che si occupa di sviluppo neuropsichico precoce e supporto alle famiglie.
Il tema sarà al centro del convegno “Nutrire il futuro – Le difficoltà alimentari del bambino prescolare: dalla prevenzione alla presa in carico multidisciplinare”, in programma sabato 14 marzo a partire dalle 8.45, all’Auditorium della Stella Maris, alla vigilia della Giornata nazionale dei disturbi alimentari del 15 marzo. L’incontro riunirà specialisti della Stella Maris, pediatri del territorio e professionisti dell’Università di Pisa e dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana, tra cui il professore Diego Peroni.
Un fenomeno diffuso e in aumento
“Le difficoltà alimentari, troppo spesso considerate passeggere o legate alle fasi evolutive, rappresentano invece una problematica ad alta prevalenza e a forte impatto evolutivo: interessano fino al 45% dei bambini a sviluppo tipico (oltre l’80% di quelli con disturbi del neurosviluppo). Possono compromettere lo sviluppo del bambino e aumentare lo stress genitoriale, incidendo sul benessere familiare e sociale”, spiega l’équipe del servizio Cerco Asilo, composta dalle dottoresse Carolina Amador, neuropsichiatra infantile, Claudia Roversi, Claudia Intorcia e Virginia Silvestri, psicologhe psicoterapeute.
Dal 2008 il servizio, fondato dalla dottoressa Sandra Maestro e oggi diretto dal professor Andrea Guzzett a, ha preso in carico oltre 850 bambini e circa il 30% di loro presentava difficoltà alimentari, un numero che negli ultimi anni è in crescita.
Le più recenti indagini nazionali post-pandemia degli osservatori Bambino Gesù di Roma e Pollicino di Milano segnalano inoltre un aumento quintuplicato delle richieste di presa in carico per difficoltà alimentari in età pediatrica.
Le difficoltà alimentari nei bambini possono avere origini diverse e richiedono spesso una valutazione specialistica. “Sono spesso connesse ad una maggiore reattività del bambino agli stimoli sensoriali (tattili, olfattivi, visivi e propriocettivi) che possono condizionare lo sviluppo delle competenze che entrano in gioco durante il pasto e dunque l’assunzione stessa del cibo”, spiegano le specialiste di Cerco Asilo.
I campanelli di allarme
Un elemento importante per i genitori è prestare attenzione non solo a cosa mangia il bambino, ma anche a come avviene il momento del pasto. Tra i segnali che possono indicare una difficoltà alimentare ci sono un repertorio di alimenti molto limitato – spesso tra i 20 e i 30 cibi – oppure una forte difficoltà ad accettare alimenti nuovi con consistenze, sapori, colori o odori diversi da quelli abituali.
Altri segnali da osservare sono la necessità di insistere molto perché il bambino mangi o di distrarlo con tablet, telefono o televisione durante il pasto, così come il ricorso a cibi frullati anche dopo il primo anno di vita. In alcuni casi le difficoltà arrivano a condizionare la routine familiare, ad esempio quando il bambino non riesce a consumare il pasto a scuola.
Per rispondere alla crescente richiesta di supporto, il team del servizio Cerco Asilo ha sviluppato un percorso clinico specifico chiamato Feed, rivolto ai bambini tra 0 e 5 anni con difficoltà alimentari.
Il modello prevede una presa in carico multidisciplinare che coinvolge diversi specialisti e che tiene conto non solo del bambino, ma anche della relazione con la famiglia e delle dinamiche che si sviluppano durante il momento del pasto.
“Nonostante la diffusione, in Italia – spiega l’équipe – mancano protocolli condivisi e validati per la diagnosi e la presa in carico precoce dei Disturbi dell’Alimentazione e della Nutrizione in età prescolare. Le famiglie spesso si trovano senza punti di riferimento, costrette a muoversi tra pediatri, logopedisti e psicologi senza un percorso integrato”.
Cosa può fare il genitore
Per aiutare il proprio figlio che ha disturbi alimentari in età prescolare, i genitori, suggeriscono gli esperti, devono mantenere buone pratiche di accudimento al pasto. In particolare, occorre servire solo piccole porzioni adeguate all’età e programmare la durata e il timing dei pasti. E’ inoltre necessario riproporre dalle 10 volte in su i cibi non graditi, cercando di proporli in modi divertenti e in contesti diversi e incoraggiare il bambino parlando del colore, della forma, dell’odore dell’alimento, lodando la sua competenza a consumare il cibo in autonomia. Può essere utile anche consumare il pasto insieme agli altri componenti della famiglia ed in assenza di stimoli diversi, quali la tv, tablet o telefono. Sconsigliatissimo utilizzare il cibo come un regalo, una ricompensa, un comfort o come un’espressione di affetto. In caso di dubbi, infine, è bene rivolgersi al pediatra di riferimento. Il medico potrebbe poi orientare la famiglia ad una consulenza specialistica, come appunto quella del servizio Cerco Asilo (050/886262 - [email protected]).
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