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Caro carburanti, il conto è salato: oltre cinquemila imprese umbre coinvolte nella “tempesta diesel”

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22.03.2026

Carburanti alle stelle

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Perugia, 22 marzo 2026 – Il caro carburanti scattato con l’inizio della guerra in Iran, continua a pesare come un macigno anche sull’economia umbra. Nonostante i recenti interventi del Governo per calmierare i prezzi, i numeri parlano chiaro: dall’inizio del 2026 il diesel è aumentato del 20,9%, con un rincaro di circa 34 centesimi al litro, mentre la benzina è salita in modo più contenuto, intorno al 3% .

Un incremento che colpisce in modo diretto non solo le famiglie, ma pure tutte quelle attività che vivono su strada. In Umbria, secondo i dati elaborati dalla Cgia di Mestre, sono 5.094 le imprese appartenenti ai cosiddetti “professionisti della strada”: agenti di commercio, autotrasportatori, taxi e Ncc, oltre ai bus operator .

Nel dettaglio, la fetta più ampia è rappresentata dagli agenti di commercio (3.714), seguiti da 1.093 imprese di autotrasporto, 230 tra taxi e noleggio con conducente e 57 operatori di autobus. Numeri contenuti rispetto alle grandi regioni, ma tutt’altro che marginali. Se si guarda al peso sul totale delle imprese regionali, questi settori rappresentano infatti il 6,55% del tessuto produttivo umbro, un dato superiore alla media nazionale che si attesta al 6,09% .

Segno che anche in una regione di dimensioni ridotte come la nostra, la mobilità professionale ha un ruolo centrale. Il confronto con le altre regioni aiuta a capire meglio il quadro. In testa troviamo la Lombardia con oltre 49 mila imprese, seguita da Lazio e Veneto con circa 29 mila unità ciascuna.

L’Umbria si colloca invece nella parte bassa della classifica per numerosità, ma non per incidenza: regioni come Emilia-Romagna, Marche e Veneto superano il 7% di peso sul totale delle imprese, ma l’Umbria si difende bene, posizionandosi tra le aree dove queste attività hanno una presenza significativa .

A livello territoriale interno, è la provincia di Perugia a trainare, con 3.865 imprese coinvolte, mentre Terni si ferma a 1.229. Anche qui il peso sul totale delle attività economiche è rilevante: entrambe le province si attestano attorno al 6,5%, in linea con la media regionale.

Il problema, però, non è solo nei numeri ma nei costi. Per un autotrasportatore tipo, il rincaro del diesel può tradursi in un aggravio annuo superiore ai 12 mila euro per mezzo, una cifra difficilmente sostenibile senza adeguamenti tariffari. E se per alcune categorie esiste un minimo margine di trattativa, per taxi e Ncc – con tariffe regolamentate – la situazione è ancora più complicata. Non va meglio sul fronte dell’elettrico: negli ultimi giorni anche le ricariche hanno subito aumenti significativi, arrivando a crescere fino al 43%, segno che la crisi energetica colpisce trasversalmente tutte le forme di mobilità.

In un Paese dove circa l’80% delle merci viaggia su gomma, il caro carburante rischia di diventare un problema sistemico. E l’Umbria, con la sua rete di piccole imprese e professionisti sempre in movimento, è tutt’altro che immune. Senza interventi strutturali, soprattutto a livello europeo, il rischio è che questa “tempesta diesel” continui a erodere margini e competitività, mettendo in difficoltà un pezzo fondamentale dell’economia locale.

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