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Tavolo su Acqua&Sapone. Unione dei Comuni: "Chiusura inaccettabile"

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08.04.2026

La protesta di sindacati e lavoratori davanti all’ingresso del polo Logimer, a rischio chiusura

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Questa mattina si apre in Regione il tavolo di crisi sulle problematiche occupazionali legate alla annunciata chiusura del magazzino "Logimer" (noto come Acqua&Sapone) di Piancastagnaio. Oltre cento posti di lavoro, tra i sessanta dipendenti diretti e quelli collegati a rischio. Una crisi che potrebbe portar via da Piancastagnaio un marchio storico, nato e voluto da una famiglia, quella dei Brogi, del posto. Un successo che prende il via negli anni Ottanta cn il "Mercatissimo". Un grande magazzino che riforniva i venditori ambulanti che vendevano nei mercati della Toscana, dell’Umbria e del Lazio. Prodotti per la casa, quelli che oggi portano il marchio di Acqua&Sapone. L’organizzazione cresce, dal "Mercatissimo" si passa al nuovo marchio. Non solo mercati, ma aprono anche negozi. Un centinaio sparsi nei territori delle tre regioni.

La base logistica resta a Piancastagnaio, dove lavorano circa sessanta dipendenti. Un anno fa le prime voci: "Acqua&Sapone vuol lasciare Piancastagnaio". Ora la certezza. Non è ufficiale dove aprirà la nuova sede. Si parla con insistenza di Pescara. Il futuro dei circa sessanta dipendenti è incerto. L’azienda, con molta probabilità, proporrà loro il trasferimento. Chiaro che pochissimi, per non dire nessuno, accetterà. Anche l’unione dei Comuni dell’Amiata-Va d’Orcia prende posizione: "A nome di tutti i sindaci dell’Unione dei Comuni esprimiamo – si legge nella nota del presidente Niccolò Volpini – forte preoccupazione per quanto emerso nel corso del confronto con l’azienda Cesar, che ha esplicitato l’intenzione di procedere allo smantellamento del magazzino, attività che da oltre trent’anni rappresenta un presidio occupazionale e sociale fondamentale per il nostro territorio. Parliamo di oltre cinquanta lavoratrici e lavoratori, di famiglie, di persone che vivono e tengono in piedi le nostre comunità. Una realtà che riguarda un’area ampia composta dai territori di Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio, San Casciano dei Bagni, Radicofani e Acquapendente. La prospettiva delineata dall’azienda, anche alla luce dell’assenza di una situazione di crisi e della difficoltà concreta di una reale ricollocazione del personale, appare inaccettabile. Una scelta che rischia di produrre effetti molto pesanti su un territorio già fragile, che non può permettersi di perdere ulteriori opportunità di lavoro e di stabilità sociale".

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