Mail di David Rossi a Profumo. “Giovanni Fava va affrontato. Ce l’ha a morte con me come i suoi accoliti"
A svelare il messaggio del manager della comunicazione di Banca Mps è stato il presidente della commissione Vinci. Risale al 3 novembre 2012. E si riferisce all’ex deputato leghista che è stato audito ieri a Roma.
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Siena, 2 aprile 2026 – "Non avevo rapporti di nessun tipo con Rossi, sapevo che era vice presidente di Palazzo Te di Mantova". E ancora: "Mai avuto nessun confronto, nessun problema. Sapevo chi era ma non lo conoscevo, né lo frequentavo", ribatte Giovanni Fava, ex deputato leghista, al presidente della commissione parlamentare d’inchiesta Gianluca Vinci che gli chiede se aveva mai attaccato il manager della comunicazione di Banca Mps.
La mail di Rossi a Profumo
Nel corso dell’audizione spunta una mail che reca la data 3 novembre 2012. E’ delle ore 18.49, indirizzata da David Rossi all’allora presidente di Rocca Salimbeni Alessandro Profumo. Si lamenta dell’imprenditore che in quel periodo era commissario del Carroccio in Toscana. "Fava cerca visibilità ma va neutralizzato e respinto con perdite perché questo non ha altri obiettivi, adesso, che fare la guerra al Monte", a leggere il contenuto è il presidente Vinci.
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"Comunque questo va affrontato in un modo o nell’altro. E’ pericoloso, è a capo dei leghisti locali, nostri dipendenti, tra i più attivi nel dossieraggio e nell’attività di diffamazione anonima. Negli anni scorsi stava zitto. Perorava la causa di un paio di squadrette mantovane che venivano sponsorizzate dal Monte. Appena ho potuto gliele ho segate così ora fa il diavolo a quattro e chiaramente ce l’ha a morte pure con me, come i suoi accoliti, del resto. Che andavano licenziati a suo tempo visto che avevano utilizzato i nomi dei clienti della banca per trovare le firme necessarie per presentare le liste alle provinciali 2009. Vennero solo sospesi per un giorno".
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"Mai sentito di questa cosa", ribatte l’imprenditore che, in avvio, aveva confermato tra l’altro "di conoscere bene" sia Francesco Giusti che Maurizio Montigiani, "militanti della Lega che erano molto attivi". Insiste il presidente Vinci chiedendo se sapeva di essere nel mirino di Rossi. "Non sapevo, non pensavo", dice. E quando viene sollecitato, subito dopo, su possibili richieste di vederlo da parte di Rossi è netto: "Mai incontrato, non ho avuto richieste", spiega. A parte quella di Viola. "In seguito ad una mia interrogazione parlamentare che aveva molto infastidito i vertici del Monte – racconta Fava – mi chiese un incontro a Siena qualche mese prima". Chiara Tenerini e Ilaria Cavo, componenti della commissione, chiedono all’imprenditore come si spiega parole del genere. "Era un contesto di battaglia dura – argomenta – la Lega si opponeva alla fusione. C’era la netta sensazione che sarebbe finita male, purtroppo non ci siamo completamente sbagliati. Che loro potessero immaginare che fossi un soggetto, tra virgolette, fastidioso, ci sta. Nella mia attività di sindacato ispettivo avevo presentato interrogazioni, anche quella che dette fastidio a Viola. Non ho altre spiegazioni". E ancora: "Probabilmente era il periodo in cui ci fu l’assemblea con un gruppo di dipendenti Bam, mi chiesero aiuto e sostegno rispetto all’ipotesi tagli". Il presidente Vinci è poi diretto nel domandare se qualcuno è intervenuto per chiedere di interrompere gli attacchi al Monte. "No, nessuno". Chiude il cerchio di domande chiedendo se rammenta "un comunicato del 5 marzo contro Mps nel quale si dice che stava fallendo. E Fava: "Non lo ricordo però mi sembra in linea con quello che stavamo facendo in quel periodo". Nella mail inviata da Rossi ad Alessandro Profumo il manager parlava di un paio di "squadrette" mantovane sponsorizzate dal Monte ma Fava nega l’impegno con il tennis mentre ammette di essere stato socio di una di calcio. Relativamente al rugby Viadana ha sostenuto di non avere rapporti in quel periodo e che nel club era rientrato nel 2019.
L’ex deputato della Lega nega categoricamente anche di essersi trovato a Siena il 6 marzo 2013. "Io non c’ero, tengo a ribadirlo. Punto". Confessando di aver faticato a ricostruire le sue mosse al riguardo, visto il tempo trascorso. Era andato la mattina ad ’Agorà’, partendo prestissimo per prendere un aereo, partecipando alla trasmissione per poi rientrare a Milano. Quindi in auto per un altro impegno di lavoro. Quanto alla notizia della morte di David Rossi "la seppi da un comunicato dell’ufficio stampa della Camera . Non chiamai nessuno. Lo girai a Giusti perché segretario di sezione a Siena, verso le 7.30".
Ma non rammenta di aver ricevuto telefonate dall’allora segretario comunale del Carroccio, "perlomeno non ricordo". Né, ribadisce, "ci sono stati commenti successivi" su quanto accaduto. Emerge poi che Giusti – indicato da Giovanna Ricci come il possibile uomo che si affaccia nel vicolo del Monte Pio il 6 marzo 2013 anche se lui ha negato decisamente – contattò Fava al suo rientro da una vacanza all’estero. Lo informò che una trasmissione aveva riferito che quella sera erano insieme. "Cosa gli ho detto? Che mi sembrava una follia. Mi trovo in una vicenda surreale", le parole di Giovanni Fava che, da quell’inizio gennaio, non ha più sentito l’ex segretario cittadino del Carroccio. Nel corso dell’audizione l’ex deputato ha negato anche di conoscere il sedicente Antonio Muto che il 6 marzo sarebbe arrivato in ritardo a Siena per via di un incidente. Il corpo di Rossi era già nel vicolo.
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