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Guenda, studentessa bloccata a Dubai: “Una notte da incubo nei sotterranei”

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02.03.2026

Guenda Di Dio Faranna, 19 anni, a Dubai in un momento felice prima dei raid

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Empoli, 2 marzo 2026 – Una notte infernale vissuta con il cuore in gola tra il sibilo dei missili, le sirene della polizia e l’allarme telefonico che suonava all’impazzata annunciando l’urgenza di cercare un luogo sicuro. L’incubo di Guenda Di Dio Faranna – la studentessa di Empoli bloccata a Dubai a causa dei raid iraniani scatenati dall’attacco Usa-Israele – è un incubo senza fine, come quello di altri duecento giovani italiani rimasti bloccati nella metropoli. Sola in un Paese lontano, nonostante i suoi 19 anni sta cercando di affrontare l’emergenza con lucidità. Dote messa a dura prova dalla realtà dei fatti. Raggiunta telefonicamente ieri mattina, infatti il suo racconto lascia poco spazio all’immaginazione.

“Dopo un paio d’ore di tregua verso le 23.30 di sabato le esplosioni sono ricominciate ancora più forti di prima – racconta –. Affacciandomi alla finestra ho visto il cielo attraversato da lucine gialle, tipo fuochi d’artificio, che disegnavano parabole nel buio scomparendo dietro ai grattacieli con un gran boato. Ed è stato in quel momento che ha iniziato a suonare tutto intorno, oltre alle sirene delle pattuglie gli alert sui cellulari geolocalizzati. Ho ricevuto un messaggio automatico in cui si suggeriva di rimanere in casa lontani da porte e finestre o, se possibile, di rifugiarsi in locali sotto il livello della strada”. È scoppiato il caos. Pochi minuti per decidere cosa fare. La ragazza ha afferrato telefonino e documenti e si è precipitata alla reception della struttura dove si trova il suo appartamento, assegnatole dalla scuola di lingue EC Dubai che sta frequentando, in Dubai Marina. “È stato il fuggi fuggi generale: gente che urlava, gente che correva per le scale – ricorda –. Arrivati al piano terra siamo stati trasferiti al parcheggio sotterraneo dove siamo rimasti fino alle 2 di notte, senza informazioni e senza capire cosa stesse succedendo. Quando siamo rientrati nelle camere, fuori c’era un silenzio surreale interrotto soltanto dal passaggio dei mezzi militari”. Un’ora di pace, poi di nuovo il rumore sordo dei missili “ma più in lontananza”, poi di nuovo il silenzio.

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"Non volevo restare sola”

“Alle 10 di domenica mattina un’altra esplosione – continua Guenda –. Amici dopo mi hanno girato il video di un missile intercettato e distrutto sopra una zona residenziale di Dubai. Vincendo la paura ho pensato fosse meglio, piuttosto che stare sola, raggiungere l’abitazione di altri italiani in un quartiere vicino per stare insieme in questo momento terribile”.

Spettrale lo scenario che la 19enne empolese si è trovata davanti: niente traffico, in giro soltanto i tassisti “stranamente liberi”, i rider e qualche lavoratore asiatico. “Dei turisti neppure l’ombra, tra l’altro so che alcuni gruppi si sono organizzati per provare a raggiungere l’Oman il cui spazio aereo non risulterebbe interdetto (lo Stato, in realtà, ha chiuso le frontiere nella tarda mattinata di ieri, ndr) – spiega Guenda raccontando di aver impiegato un terzo del tempo solitamente necessario per coprire quella distanza –. Sembra che gli emiri vogliano ostentare sicurezza non parlando delle criticità che sono ormai evidenti pur di ’salvare’ la propria immagine mentre droni e missili continuano a volare sulle nostre teste. Solo errori? Pare che lo scudo di difesa nazionale abbia fermato oltre 400 missili. Conoscere la verità sarebbe meglio di questa quotidiana incertezza. Intanto la gente si preoccupa di fare rifornimenti di cibo e salta a ogni minima vibrazione... ”.

E quanto all’assistenza alla popolazione e, in particolare, agli stranieri? “Sinceramente oltre all’alert automatico ho ricevuto soltanto un paio di messaggi dalla scuola di lingue in cui mi si raccomandava prudenza – aggiunge la studentessa –. Dalle autorità locali nessuna indicazione specifica. Dall’Italia, ancora meno. Né io né gli altri connazionali siamo stati contattati dalla Farnesina o dall’ambasciata. Sabato il sito www.viaggiaresicuri.it non funzionava, quindi è stato impossibile per me segnalare la mia presenza. Stiamo vivendo come dentro una bolla, senza nessuno che ci dia rassicurazioni o ci indichi cosa sia meglio fare. So che in Italia il Governo parla di un piano di evacuazione e di un volo organizzato per rimpatriarci. Sinceramente notizie di cui non sappiamo nulla”. Nell’angoscia più nera l’ha fatta sorridere soltanto il pensiero che in Iran in molti stiano festeggiando per la ’liberazione’ dal regime. “Ho passato la notte più drammatica della mia vita al telefono con la mia ex professoressa di matematica avuta all’Artistico di Empoli – rivela con dolcezza la 19enne –: è di origine persiana e so quanto abbia sofferto il suo popolo per decenni”.

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