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Niccolò I, il vero Re d’Inghilterra: "Che orgoglio battere i maestri"

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10.03.2026

Niccolò Cannone con la bandiera del Bombo Rugby Firenze, la sua prima società

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Vincere è sempre bello e regala spesso emozioni forti che rimangono impresse nei ricordi. Ma vincere, per 23-18, come ha fatto l’Italia del rugby sabato scorso nel Sei Nazioni a Roma in uno stadio Olimpico con 70 mila persone, a spese dei maestri inglesi che prima d’ora ci avevano battuto per 32 volte su 32 è tutta un’altra cosa perché vuol dire entrare nella leggenda della palla ovale. Lo sa bene il ventisettenne fiorentino Niccolò Cannone, seconda linea della Benetton Treviso che, come il fratello Lorenzo, ala, di tre anni più giovane (entrambi in campo nel ‘quindici’ titolare), aveva iniziato da giovane con la maglia del Bombo Rugby Firenze, per poi passare al Florentia Rugby sui campi di San Bartolo a Cintoia, all’Isolotto.

"È stata una sensazione incredibile – racconta mentre è appena arrivato a Cardiff dove sabato prossimo gli azzurri sfideranno il Galles nell’ultima partita del Sei Nazioni -, difficile anche da spiegare. Contro di loro non ce l’avevamo mai fatta ma era una cosa che volevamo e in cui abbiamo sempre creduto pur sapendo che non sarebbe stata facile da raggiungere. Esserci riusciti, oltretutto a casa nostra, in uno stadio stracolmo, è stato il massimo".

Tra l’altro con i Bandierai degli Uffizi in campo prima del fischio d’inizio.

"Per uno che ama Firenze come me la loro presenza mi ha tolto letteralmente il fiato. Ringrazio di cuore il Comune che schierando idealmente in campo la bellezza e la cultura di una città unica al mondo ci ha fatto un immenso regalo. Portandoci anche fortuna".

Condividere un’esperienza come questa fianco a fianco con suo fratello Lorenzo, uniti nella stessa mischia. Come l’avete vissuta?

"Come un sogno che si avvera e con l’orgoglio di due persone che hanno scelto di fare la stessa strada e che lavorando duro hanno provato anche le stesse emozioni".

Tornando alla partita, nel secondo tempo si è percepita la vostra consapevolezza di potercela fare. Qual è stato il momento decisivo che ha dato la svolta?

"A dire il vero la consapevolezza l’abbiamo avuta fin dall’inizio, però ce la dovevamo guadagnare. Siamo scesi in campo con umiltà e siamo sempre rimasti in partita; anche quando eravamo sotto 10-18 sentivamo che quella avrebbe potuto essere la volta giusta".

Quanto c’è di Quesada in questa squadra che non è più una sorpresa e può guardare con legittime aspirazioni ai Mondiali 2027 in Australia?

"Il ct ha fatto un lavoro grandissimo insieme a tutto lo staff. Ci ha insegnato ad affrontare ogni partita con umiltà ma tirando fuori tutto il fuoco che abbiamo dentro per essere anche di ispirazione per chi verrà dopo di noi. E lavoriamo tutti sulla stessa linea per portare questa Nazionale il più in alto possibile".

A Cardiff vi aspetta l’ultimo match del Sei Nazioni 2026 con il Galles. In caso di vittoria sarebbe la terza di questa stagione, dopo la Scozia e, appunto, l’Inghilterra: un tris che arriverebbe, anche questo, per la prima volta nella storia. Cosa si aspetta da questa partita?

"Sarà una sfida tremenda: il Galles è una bestia che non muore mai, per metterla in difficoltà dovremo dare il massimo, anche qualcosa di più. Ma ci saremo anche noi".

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