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Genitori e figli: la sfida. Andare oltre il conflitto con ascolto e fiducia

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04.04.2026

Genitori e figli: la sfida. Andare oltre il conflitto con ascolto e fiducia

Genitori e figli: la sfida. Andare oltre il conflitto con ascolto e fiducia

Fare il genitore è certamente il mestiere più difficile che ci sia. A ogni età. Perché figli e genitori si...

Fare il genitore è certamente il mestiere più difficile che ci sia. A ogni età. Perché figli e genitori si...

Fare il genitore è certamente il mestiere più difficile che ci sia. A ogni età. Perché figli e genitori si resta. Sempre. Con differenti ruoli che, non di rado, sono in contrapposizione per loro natura. Il tema è molto attuale e con Alberto Penna – firma di QN Salus e psicologo e psicoterapeuta – proviamo ad accendere i riflettori sul nostro presente.

Dottore, di solito quando si parla di conflitto tra genitori e figli si pensa in linea generale al periodo dell’adolescenza. Intanto, da cosa nasce il conflitto? Ed esiste con tutti i ragazzi e le ragazze?

"Il termine conflitto si riferisce a un momento di incontro tra due posizioni diverse; in questo senso qualunque relazione è portatrice di conflitto. Spesso associamo il conflitto all’adolescenza, perché diversamente da quando siamo bambini abbiamo idee più chiare su quello che vogliamo, così il desiderio di andare oltre per crescere crea lo sconto. In realtà ogni fase della crescita comporta una dose di conflitto, basti pensare al periodo intorno ai due anni, quando spesso i bambini rispondono ’no’ a qualsiasi domanda gli venga posta. Se i genitori accettano questo tipo di negoziazione data dal desiderio di libertà, possono relativizzare la drammaticità dei conflitti, accettare una fase di scontri più o meno accesi, e non si fanno travolgere da eccessive ondate di pessimismo. Del resto vivendo in una cultura non più autoritaria, i genitori devono sapere di non poter contare sull’approccio militaresco. Questo non vuol dire abdicare al proprio ruolo, ma utilizzare maggiori abilità negoziali che riescono a contenere i toni eccessivi.

Essere al passo con i tempi, essere in sintonia con i figli, essere insomma ’sul pezzo’ visti i tempi che corrono, può rappresentare un modo per esercitare una sorta di monitoraggio delle emozioni dei propri figli. Si possono mettere in atto degli approcci migliori di altri?

"Conoscere l’ambiente in cui vivono i nostri figli è essenziale. Quando un bambino inizia a camminare rendiamo sicuro per lui l’ambiente domestico, ma i rischi non si possono azzerare e dobbiamo venire a patti con le nostre ansie. Quest’immagine ci dovrebbe aiutare in tutte le epoche della loro vita, stante che potremmo non controllare noi direttamente l’ambiente. Se però conosciamo questo ambiente, saremo in un certo senso loro vicini, saremo al loro fianco in un modo più efficace. Questa forma di vicinanza ci permette di accorgerci di momenti di difficoltà e di crisi, e saremo più pronti a intervenire per evitarli".

Dare fiducia e comunicare. Sono questi i cardini su cui lavorare, partendo ad esempio dall’ascolto?

"Partire dalla fiducia mi sembra essenziale, non in modo ingenuo, ma confidando che tutti noi abbiamo una spinta insopprimibile a crescere e maturare, che non ha necessità di essere ulteriormente alimentata. Spesso è sufficiente semplicemente restare a fianco. I bambini per esempio desiderano imitare i genitori imparando a usare le posate, senza bisogno che i genitori li annoino con un corso di galateo. E per quanto riguarda l’ascolto, è sicuramente un elemento cruciale della vita di relazione. Bisognerebbe non fermarsi alle prime constatazioni e poi attivare subito la nostra tendenza a dare consigli. L’ascolto comporta invece lasciarsi guidare dalla curiosità, dal desiderio di approfondire ciò che sta attraversando nostro figlio. E direi che raramente serve dare consigli. Ciò di cui abbiamo bisogno tutti in fondo è di essere compresi e ascoltati".

Le regole per gli adolescenti sono importanti? Sono utili? Oppure sono fatte solo per essere infrante?

"Le regole sono importanti per tutti, e noi italiani siamo purtroppo maestri nel trasgredirle appena possiamo. Le regole sono fatte per un motivo, ma nella crescita le capacità dei figli aumentano e le regole vanno gradualmente rielaborate e superate. La maturità dell’adulto sta nel comprendere questo processo di cambiamento continuo. L’azione di sostegno verso i figli non è sempre facile da mettere in pratica".

Quando è corretto proporsi in aiuto?

"Prima di tutto dobbiamo avere noi adulti un sano rapporto con la vulnerabilità: se l’accettiamo e sappiamo chiedere aiuto, veniamo percepiti come persone verso cui confidarsi. Averli resi abili a chiedere aiuto durante l’infanzia è una prima polizza molto valida. Loro avranno appreso che nelle difficoltà noi ci siamo e a quel punto basterà far capire che capiamo il loro momento difficile e siamo pronti a dargli una mano, perché la ritrosia a chiedere possa essere superata. Va da sé che se la difficoltà di un figlio è grave o drammatica, l’offerta d’aiuto deve essere più stringente e attiva".

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