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Intelligenza artificiale sotto attacco. Per fare i chip serve l’elio che passa da Hormuz

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07.04.2026

Anche l’Ia a rischio Per i chip serve l’elio che passa da Hormuz Il collo di bottiglia dello Stretto riguarda anche le nuove tecnologie «Il prezzo delle memorie dei computer e dei server può schizzare»

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Quando si scrive Hormuz si legge petrolio, ma se si va oltre la prima riga si scoprirà che l’allarme suona anche per l’Intelligenza artificiale: la chiusura dello Stretto significa infatti l’interruzione della fornitura di elio, necessario per la produzione avanzata di chip e quindi per l’elaborazione di memoria destinata all’Ai. Con le sue proprietà (conduttività termica e natura chimicamente inerte), l’elio permette infatti il raffreddamento rapido dei chip durante le fasi di produzione.

La sua scarsità è un uppercut che può mettere al tappeto la tecnologia che ha trascinato negli ultimi due anni le Borse mondiali. Il Qatar da solo produce circa il 30% dell’elio mondiale (dato fornito dalla US Geological Survey): la strozzatura di Hormuz mette quindi a rischio la fornitura di un terzo del fabbisogno mondiale, allunga i tempi di consegna e impatta sui prezzi. L’interruzione della fornitura “può avere un impatto strategico sproporzionato sulla produzione tecnologica e sulle infrastrutture di Intelligenza artificiale – avverte un report di GlobalData, una società londinese di analisi e consulenza per imprese –. Con pochi sostituti, le interruzioni di elio hanno un impatto immediato sull’approvvigionamento, sulla programmazione della produzione e sull’offerta al mercato finale”.

L’elio è fondametale anche per altre applicazioni: garantisce la superconduttività dei magneti delle risonanze magnetiche, la fabbricazione delle fibre ottiche e ha applicazioni aerospaziali. Nel caso dell’Ai la carenza di gas nobile si somma all’aumento dei costi dell’energia necessaria per alimentare i data center che hanno bisogno anche di strutture di raffreddamento. Ecco perché la crisi di Hormuz si rivela una tempesta perfetta.

Ad amplificare l’effetto del minore afflusso di elio è anche il sistema industriale. Samsung Electronics e SK Hynix producono circa due terzi delle memorie per pc e quindi l’intero ecosistema elettronico dipende da pochi stabilimenti ad alta capacità legati a doppio filo all’approvvigionamento costante dei materiali necessari. Inoltre grandi aziende come Amazon, Microsoft e Nvidia, hanno posizionato negli Emirati Arabi Uniti il loro hub strategico per il computing di IA. “L’instabilità regionale e l’interruzione dei corridoi logistici – nota GlobalData – minacciano questi piani attraverso la fornitura di hardware, l’esecuzione dei progetti e la continuità operativa”.

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Le ripercussioni immediate potrebbero essere, secondo lo stesso report, l’aumento dei prezzi delle memorie dei computer, in particolare quelle dei server, ma anche l’instabilità degli approvvigionamenti per smartphone, pc e dispositivi di archiviazione, oltre che tempi di consegna più lunghi per i server destinati all’AI. Ramnivas Mundada, direttore per la ricerca economica e aziendale di GlobalData, invita aziende e governi a valutare come l’impatto sull’economia della contrazione dei gas nobili sia peggiore della riduzione del petrolio. Non abbiamo riserve di elio sufficienti, la produzione è concentrata in poche regioni e il trasporto richiede contenitori speciali con protocolli di sicurezza specifici. “Il petrolio – osserva Mundada – è la materia prima principale in qualsiasi interruzione nel Golfo, ma per il settore tecnologico, il cigno nero più grande sono i materiali speciali come l’elio. La fabbricazione di semiconduttori, la produzione di memorie e il calcolo ad alte prestazioni si basano su flussi stabili di gas nobili. Se tali flussi vengono compromessi, gli effetti possono essere più rapidi e più difficili da gestire rispetto a un picco del prezzo del petrolio”.

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