Paralimpiadi, oggi si parte. Cerimonia di apertura all’Arena di Verona: i portabandiera sono virtuali
Paralimpiadi, oggi si parte. Cerimonia di apertura all’Arena di Verona: i portabandiera sono virtuali
Paralimpiadi, oggi si parte. Cerimonia di apertura all’Arena di Verona: i portabandiera sono virtuali
Uno studio universitario smonta le narrative sui campioni di queste discipline. “Stufi di essere considerati eroi resilienti o vittime delle nostre condizioni”
Atleti paralimpici di hockey su ghiaccio (Ansa)
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Roma, 6 marzo 2026 – Proprio alla vigilia dell’inaugurazione dei Giochi paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026, la pubblicazione dello studio dell’Università di Bologna “It should just be about sport!: exploring Italian athletes’ perspectives in paralympic media coverage” segna un punto di rottura fondamentale nella narrazione delle competizioni per atleti con disabilità, evidenziando una discrepanza strutturale tra la realtà tecnica delle gare e la loro rappresentazione pubblica. La ricerca, condotta dai docenti Athanasios Pappous e Pablo Iniesta del Dipartimento di Scienze per la qualità della vita e pubblicata sulla rivista internazionale Frontiers in Sports and Active Living, raccoglie le testimonianze di 17 campioni d’élite italiani che richiedono formalmente lo smantellamento dei due paradigmi mediatici dominanti, ovvero quello dell’eroe resiliente impegnato nel superamento dei propri limiti e quello pietistico focalizzato sulla sofferenza e sul trauma personale.
Il messaggio che emerge con forza è che la disabilità rappresenta un dato identitario ma non deve costituire il parametro di valutazione del valore sportivo, il quale deve risiedere esclusivamente nella performance tecnica, nei tempi di gara e nel risultato agonistico. Mentre gli atleti rivendicano un trattamento professionale paritetico a quello olimpico, il contesto urbano in cui operano presenta criticità materiali che smentiscono sistematicamente la retorica dell’inclusione, specialmente nella città di Milano. Secondo i dati ufficiali dell’assessorato alla mobilità e il monitoraggio del progetto europeo Elaborator, il divario tra obiettivi programmatici e realtà infrastrutturale resta marcato: la rete metropolitana, nonostante gli investimenti, non ha raggiunto la piena fruibilità, con il tasso di accessibilità della linea M2 fermo al 91% a causa del mancato completamento degli impianti in stazioni chiave come Cascina Antonietta, Cascina Burrona e Villa Pompea. Il censimento capillare condotto ha inoltre rilevato oltre 36mila barriere fisiche nel tessuto stradale, rendendo gli 80 milioni di euro stanziati per l’installazione di nuovi ascensori e montascale un intervento necessario ma ancora parziale rispetto alle esigenze di mobilità autonoma degli oltre 3mila atleti previsti.
A questo deficit logistico si somma una crisi geopolitica che ha alterato profondamente il protocollo delle cerimonie ufficiali, portando il movimento paralimpico sull’orlo di una frattura diplomatica. Il conflitto relativo alla partecipazione di atleti russi e bielorussi, i quali hanno manifestato l’intenzione di utilizzare divise richiamanti i colori nazionali nonostante l’embargo formale in vigore dal 2014, ha generato una reazione coordinata di almeno nove nazioni pronte al boicottaggio.
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Per neutralizzare il rischio di forfait di massa e incidenti d’immagine in mondovisione, gli organizzatori hanno rimosso la figura tradizionale del portabandiera fisico dall’inaugurazione in programma questa sera alle 20 presso l’Arena di Verona, optando per una versione virtuale e giustificando la decisione con esigenze logistiche legate alla prossimità delle gare del sabato mattina.
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