Fabio Paratici, presente e futuro viola: "Fiorentina duratura e competitiva. Siamo al lavoro per far sognare i tifosi"
Il direttore sportivo della Fiorentina, Fabio Paratici (Fotocronache Germogli)
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Firenze, 18 giugno 2026 - Un'ora e un quarto di conferenza stampa, con Fabio Paratici che ha risposto alle domande dei cronisti dal bancone del Media Center del Viola Park, senza tuttavia sbilanciarsi sui singoli e sulle trattative di mercato. "Tornando indietro a febbraio, chiedemmo a voi un momento di unità e non di divisione. Per la Fiorentina e la città di Firenze, che ne avevano assolutamente bisogno. Mi unisco ai ringraziamenti per Paolo Vanoli e il suo staff. Siamo stati uniti, e questo ha portato grandissimi benefici". Esordisce così il direttore sportivo della Fiorentina, prima dell'avvio delle domande.
Che impressione ha avuto nel conoscere la proprietà?
"La proprietà è molto forte, vuole costruire negli anni una Fiorentina competitiva e duratura. Ci tengo a sottolineare queste due parole: competitiva e duratura. La proprietà, aggiungo io, ha bisogno di tempo. Le cose non succedono in due settimane. Ci vuole tempo per costruire cose durature e competitive".
Avete stabilito un budget?
"Siete affezionati a questa storia del budget. I budget ci sono in tutte le società, ma non sono dati solo dal mercato. I budget fanno parte di una totalità del club, non solo sul mercato. Il budget viene dato dalle entrate, dalle uscite, dai risultati che otteniamo, dagli aspetti commerciali, dallo stadio che migliora. Il budget è generale, non è un budget di mercato".
Cosa può dire sul futuro di Kean?
"Come su tutti gli altri calciatori, siamo in un periodo di mercato. Ci sono delle interlocuzioni con i calciatori e i loro entourage. È una cosa normale. Sicuramente non sono qui a raccontarvi in questo periodo di mercato tutta la verità di quello che ci diciamo con i giocatori e il loro entourage, per essere sincero. Per quanto riguarda Kean, è assolutamente un patrimonio del calcio italiano e della Fiorentina. Tutti sanno quanto sono affezionato a lui, l'ho visto crescere da quando aveva nove anni fino alla Champions League. L'ho anche già venduto una volta sotto la mia gestione. Sono affezionato a lui come a tutti i calciatori che ho avuto. Però siamo in un periodo di mercato. Speriamo e vogliamo che sia il nostro numero nove. Ma tutti i club di calcio non sono padroni del loro destino sul mercato, a parte i primi cinque o sei al mondo. Credo che sia una risposta sincera e realista per i nostri tifosi. Innanzitutto perché ci vuole rispetto, ma anche per educare le persone a cosa succede nel mondo del mercato e del calcio in generale".
Kean? Speriamo e vogliamo che sia il nostro numero nove
Avete un obiettivo prefissato?
"Duratura e competitiva significa avere una visione. Se non ce l'avessimo sarebbe molto preoccupante. Speriamo di distinguerci in questo, almeno nel calcio italiano. Ci sono già dei begli esempi a cui guardare. Vogliamo e possiamo essere un club che compete negli anni, facendo le cose per bene. Per quanto riguarda la posizione in classifica, io ho una mentalità molto competitiva. Non accetto da me stesso di arrivare quattro anni di fila settimo o ottavo, facendo sempre gli stessi punti. Posso accettare di arrivare una volta quattordicesimo per prepararmi ad arrivare sesto, quarto o terzo. Questo è quello che posso dire per cercare di dare un'idea seria di quello che penso".
Come è maturata l'idea dell'addio con Vanoli?
"Siamo stati concentrati fino all'ultimo minuto dell'ultima giornata su Paolo Vanoli e su quello che dovevamo fare in questa stagione sportiva. Ha fatto un grandissimo lavoro. Credo che in questi ultimi cinque mesi abbiamo fatto un bel lavoro per supportarlo. Come dissi, l'allenatore è il ‘Re Leone’ nello spogliatoio, quindi noi dobbiamo metterlo nelle condizioni migliori possibili per rendere al massimo. Credo che lo abbiamo fatto, e lui è stato bravissimo a portare avanti una situazione molto complicata. Poi, quando si è a capo di un qualsiasi gruppo, si è chiamati a prendere delle decisioni. E le decisioni non sono basate su ciò che una persona ha fatto. Un buon capo è costretto a decidere per il bene di un gruppo su quel che si farà, che sarà o che si potrà fare. Siamo arrivati alla fine del campionato, ci siamo presi il nostro tempo per non essere ‘emotional’ nel prendere le decisioni. Certe decisioni sono sempre molto difficili quando si sta tutto il tempo e tutti i giorni con una persona. Si creano rapporti umani. Abbiamo lasciato un attimo scendere questa emozione, abbiamo ragionato in maniera un po' più razionale e abbiamo preso questa........
