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Riflessioni sulla Grazia

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04.05.2026

Innanzitutto una preghiera: chi in questi giorni parli di Grazia e ne tematizzi la funzione usi per favore la stessa delicatezza che userebbe se accogliesse in mano i petali di una rosa di primavera.

Non si tratta infatti di un istituto giuridico come tanti altri che si possono impunemente maneggiare lasciandone intatta la sostanza, ma di un caso unico nel panorama offerto dall’ordinamento giuridico, perché fra le maglie di codici e gazzette si è inteso lasciare uno spazio addirittura alla dimensione del perdono.

Perché la Grazia è proprio questo: una manifestazione del perdono che, invece di agire a livello intersoggettivo, esplica la sua dinamica fra la comunità politica da un lato, rappresentata dal Capo dello Stato, e il suo destinatario, dall’altro.

Ecco perché ci vuol poco a dissiparne il senso profondo e la funzione, confondendola con realtà affini e tuttavia molto diverse come la clemenza o l’indulgenza.  

E soprattutto ci vuol poco – come accade in questi giorni – a non coglierne, per carenza di finezza intellettiva, i tratti essenziali che invece è necessario custodire allo scopo di dare senso alle parole e, con queste, allo stesso mondo in cui tutti viviamo.

E dunque, va riconosciuto che la Grazia – in quanto perdono, per dir così, istituzionalizzato –........

© L'Opinione delle Libertà