La nuova dottrina imperiale di Mosca
C’è una frase che negli ultimi anni è diventata il passepartout geopolitico del Cremlino: “Proteggere i cittadini russi all’estero”. È la formula usata nel 2008 contro la Georgia. È la retorica impiegata nel 2014 per giustificare l’occupazione della Crimea e l’intervento nel Donbas. Ed è lo stesso schema narrativo utilizzato per legittimare, davanti all’opinione pubblica russa, l’invasione su larga scala dell’Ucraina iniziata nel febbraio 2022. Ora però quella dottrina entra formalmente nel diritto russo. La Duma ha infatti approvato una legge che amplia enormemente i poteri di Vladimir Putin, autorizzandolo a utilizzare le forze armate russe all’estero per “proteggere” cittadini russi sottoposti ad arresti, processi o procedimenti da parte di tribunali stranieri o internazionali. Formalmente il testo appare quasi burocratico. Nella sostanza, invece, rappresenta qualcosa di molto più profondo: la trasformazione definitiva della Russia in una potenza che rivendica apertamente il diritto di intervento extraterritoriale ovunque ritenga minacciati i propri interessi politici. E soprattutto ovunque viva una comunità russofona che Mosca possa dichiarare, arbitrariamente, “da difendere”. È precisamente il tipo di costruzione giuridica che inquieta le cancellerie europee, perché fornisce al Cremlino una base pseudo-legale per future operazioni ibride o militari contro Paesi confinanti. Il punto........
