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L’articolo 1 in Italia e nella Russia del 1936

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27.03.2026

La Costituzione italiana, come sostiene un articolo di pubblicato su Il Riformista, non è un feticcio e non è un tabù, manco fosse il Corano per Osama Bin Laden (una Costituzione o è viva e modificabile oppure è una forma di integralismo conservatore retrivo). Non è “la più brutta del mondo” – viste le tante tirannie e democrature – ma lo è tra le democrazie occidentali come osserva Antonio Cardellicchio, e di sicuro presenta alcuni problemi legati al tempo trascorso e a un mondo che è decisamente cambiato. Analizzando il famoso articolo 1 si rilevano alcuni problemi, a partire dal fatto che fu voluto dal Partito comunista italiano richiamandosi alla Costituzione sovietica del 1936, dettata da Josip Stalin. Sarebbe stato preferibile utilizzare un concetto mazziniano come “la Repubblica italiana si fonda sui diritti e i doveri dei cittadini e di chi ha responsabilità di governo”. Questa unione dei contrari venne espressa nel libro più importante del politico ligure, I Doveri dell’Uomo (1860), in cui il padre del Risorgimento raccomandava ai futuri leader politici la necessità di unire alla cultura illuminista dei diritti il richiamo alla responsabilità individuale del dovere.

Glorificare soltanto i diritti ha portato a distorsioni populistiche, soprattutto nelle culture totalitarie e post giacobine, che li spargono a piene mani nelle favole dei loro programmi politici. Quando però il partito totalitario conquista il potere, i diritti spariscono (predicare i “diritti” significa in questi casi abbindolare gli elettori-cittadini con una tecnica utilizzata anche dai regimi fascisti). Dopo la rivoluzione sovietica infatti, la nuova dittatura impose al “proletariato” il dovere assoluto di ubbidire al Partito. L’articolo 1 è infine di cattivo gusto........

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