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L’enigma della tigre

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06.07.2026

Pino Oliva tra Borges e De Chirico

Il suo fascino legava la mente degli imperatori della Cina e della Persia a un costante desiderio di conquista. La sua schiva regalità creava la necessità per la nobiltà delle Terre d’Oriente di invocarla a loro divino patrono protettore del potere e dell’arte marziale. Ma non bastava invocarne la protezione per religione rituale. La tigre doveva assurgere a simbolo esoterico del loro vessillo araldico e politico. Soltanto così poteva garantire in maniera permanente, attraverso la complessa funzione dello sguardo nell’antichità, la forza del potere.

Là dove la conquista non arriva, arriva il simbolo, e la tigre era un animale molto difficile da conquistare presso i popoli caucasici e asiatici. Anche per questa ragione diviene presto nelle tribù locali integrata all’interno della mitologia autoctona, per rappresentare la divinità sacra degli Inferi.

Nel linguaggio mitologico della Corea del Sud la tigre era il “mostro sacro” che difendeva gli uomini dai demoni, incarnando essa stessa l’immagine del “daimon” per antonomasia.

La tigre era intesa nella cultura asiatica, così come ancora oggi continua ad esserlo in alcune aree remote dell’Est, un confine terrestre tra lo spazio della vita e della sorte, ed era pertanto venerata come suprema forza dell’ignoto, cioè del caos. Da........

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