“La torta del presidente”: troppo amara
La torta del presidente è troppo dolce o amara? Il film omonimo (distribuito dalla Lucky Red) del regista iracheno Hasan Hadi racconta la storia dolceamara di due bambini, ambientandola in modo un po’ fiabesco nell’Iraq degli anni Novanta, all’epoca della guerra del Golfo per la liberazione del Kuwait, invaso da Saddam Hussein, che venne sconfitto nel 1991 da una coalizione di volenterosi arabo-occidentali a guida Usa. Il titolo riecheggia i faraonici preparativi a livello nazionale per il cinquantesimo compleanno del dittatore, con le immagini che mostrano migliaia di manifestanti mentre inneggiano a gran voce Saddam, e sfilano rumorosamente per le strade e le piazze delle città, innalzando a sua gloria gigantografie e cartelli di giubilo. Energie ipocrite come si vedrà, che risponderanno come tante molle cariche alla violenza trentennale del regime, scattando alla prima occasione utile (come la guerra persa nel 2003) per disfarsi con la violenza del loro “amato” leader. Vedi il precedente tutto italiano di più di 80 anni fa, a proposito de L’uomo della provvidenza. Dal punto di vista della sceneggiatura, la non concordanza delle date (la campagna di liberazione del Kuwait è durata poco più di un mese, dal 17 gennaio al 28 febbraio 1991, mentre Saddam è nato il 28 aprile del 1937), fa capire che si tratta di un racconto di fantasia, per cui contano gli aspetti simbolici e la parte fiabesca, ma vera, del popolo delle paludi irachene, i Madan, vero protagonista collettivo del film. Volendo aprire una parentesi storico-etnica, diremo che si tratta di una popolazione indigena che da oltre cinquemila anni abita nelle paludi del sud dell’Iraq, costruendo splendide case galleggianti di canne, i mudhif, realizzate con giunchi intrecciati e senza chiodi. Come tutte le genti di palude, i Madan vivono di pesca e allevamento di bufali acquatici, muovendosi lungo le vie d’acqua su imbarcazioni tipiche chiamate “mashoof”. Il loro........
