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Ma Milano non è Minneapolis

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28.01.2026

La mattina, prima di uscire di casa per andare al lavoro, bisognerebbe farsi il segno della croce e incrociare le dita. A maggior ragione se si indossa una divisa delle forze dell’ordine. Già, perché se non si è fortunati può capitare di ritrovarsi una vita distrutta solo per aver fatto il proprio dovere. Cioè, aver agito per proteggere la sicurezza dei cittadini, oltre che la propria incolumità. E, purtroppo, in questa quotidiana roulette russa alla quale sono costretti gli uomini e le donne in divisa che pattugliano le nostre strade capita di dover reagire, sparando all’aggressione armata di un criminale, e di ritrovarsi un minuto dopo indagati dalla magistratura per omicidio volontario. È accaduto l’altra sera a Milano, quartiere Rogoredo, storica piazza di spaccio del capoluogo lombardo. Durante un’operazione antidroga un poliziotto in borghese ha intimato l’alt a un individuo che gli si avvicinava con fare minaccioso.

Invece che obbedire all’ordine ricevuto, il soggetto – successivamente identificato nel cittadino di origini marocchine Abderrahim Mansouri, di 28 anni, noto alle forze dell’ordine per precedenti di spaccio, resistenza e rapine – puntava una pistola, poi rivelatasi una replica di una Beretta caricata a salve, contro il poliziotto. Quest’ultimo, avvertendo un immediato pericolo per la propria vita, ha estratto l’arma e ha aperto il fuoco colpendo a morte l’aggressore. Ora, in un Paese normale quel servitore dello Stato avrebbe dovuto ricevere il plauso dei suoi superiori e il conforto delle autorità per il dramma umano che comunque è stato costretto a vivere. Invece, ciò che ha ricevuto è stata la comunicazione di un’indagine a suo carico per un reato per il quale, se........

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