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Milano, poliziotto sotto tiro: basta parole, servono leggi

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29.01.2026

La sinistra discute nei suoi comodi salotti ma servono strumenti concreti per agenti e cittadini

“Gli avevamo detto: fermo, polizia. Lui si è avvicinato ancora, era a una ventina di metri e mi ha puntato l’arma contro”. A Milano un poliziotto si è trovato davanti a un sospetto che ha puntato una pistola contro di lui. Ha reagito sparando. Solo dopo si è scoperto che l’arma era finta. Per gli investigatori, la vittima stava andando a rifornire dei pusher nella zona e portava con sé l’arma – riproduzione a salve – probabilmente per intimidire e minacciare. Questo episodio è l’emblema della realtà quotidiana: ogni giorno in Italia gli uomini e le donne in divisa affrontano situazioni analoghe, tra rapine, aggressioni, spaccio e violenze di ogni genere. Senza norme chiare e pene adeguate, il rischio non riguarda solo chi è in servizio, ma anche tutti i cittadini, che hanno il diritto fondamentale di uscire di casa senza temere per la propria incolumità. Oggi, finalmente, il Governo sta intervenendo concretamente. Vuole rafforzare le pene e chiarire le regole sulla legittima difesa. Non si tratta di annunci vuoti: chi affronta pericoli reali potrà contare su strumenti più efficaci. Proteggere chi protegge è una priorità concreta, perché la sicurezza dei cittadini e delle forze dell’ordine non può più essere rimandata a dibattiti ideologici o a interpretazioni giuridiche indefinite.

Le pene attuali non bastano. Chi aggredisce agenti o ostacola la legge troppo spesso resta impunito, oppure riceve sanzioni così blande da non avere effetto deterrente. Servono sanzioni severe, certe ed efficaci. Non è populismo, è buon senso. È........

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