«Quel dono immenso da mia figlia Lisa. La gratitudine da allora guida la mia vita»
«Quel dono immenso da mia figlia Lisa. La gratitudine da allora guida la mia vita»
LA GUARIGIONE. Vent’anni di terapia, poi nel 2021 il trapianto di midollo osseo. Ora può finalmente voltare pagina.
«Meraviglioso amore mio, meraviglioso come un quadro che ha dipinto Dio, con dentro i nostri nomi». Sono le parole di una canzone di Arisa che Elena D’Amico, 57 anni, di Mornico al Serio, dedica con gratitudine a sua figlia Lisa, 28 anni, che 5 anni fa le ha donato il midollo osseo permettendole di sconfiggere una grave malattia genetica e di riconquistare la serenità e la vita. «Se io le ho donato la vita mettendola al mondo – dice sorridendo – lei me l’ha restituita con il suo dono».
Il 19 maggio, giorno in cui è avvenuto il trapianto, festeggiano con qualcosa di speciale il «complemidollo» di Elena. Quest’anno, in occasione del quinto anniversario, sono andate insieme proprio al concerto di Arisa. Hanno cantato a squarciagola la canzone che celebra un legame, che, nonostante la malattia, è diventato ancora più forte: «Bisogna averne cura», come dice il testo della canzone.
Per Elena, che da qualche mese ha avuto dai medici la certezza di una completa guarigione, è un cerchio che si chiude, per riaprire finalmente il libro della vita, tirando fuori dal cassetto tutto ciò che per un po’ ha dovuto mettere da parte.
Il suo calvario è iniziato nel 2000, sul posto di lavoro. Elena aveva trentatré anni e una figlia piccola: «Mi sono sentita male – racconta – ho incominciato ad avere dei dolori fortissimi». Portata d’urgenza al Pronto soccorso di Calcinate, i medici avevano scoperto una trombosi della vena porta, individuata in modo tempestivo da un ecografista che ricorda ancora con gratitudine. «Da lì – racconta – è iniziato un pellegrinaggio tra ospedali»: prima Treviglio, poi Bergamo, quando erano ancora gli Ospedali Riuniti. Ne è uscita dopo quaranta giorni, sulle proprie gambe, ma quella trombosi è stata solo un segnale: l’inizio di un percorso che i medici non sono riusciti a decifrare subito. Mancavano ancora gli esami genetici che le hanno permesso in seguito di ottenere una diagnosi precisa, ed Elena è diventata, suo malgrado, un caso di studio.
La malattia ha cambiato volto più volte negli anni: dalla trombosi venosa profonda dell’esordio, alla trombocitemia, per arrivare alla mielofibrosi primaria, rara neoplasia cronica del midollo osseo in cui la normale produzione di cellule........
