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«Matteo, un dono che ci ha cambiato. Ma alle famiglie serve più supporto»

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12.08.2025

LA STORIA. Laura Bertolotti ha fondato l’associazione dedicata alla malattia del figlio, rara sindrome genetica (10 casi in Italia).

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«Se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante» dice un proverbio del Burkina Faso. Anche a Laura Bertolotti, mamma di Matteo, 13 anni, ragazzo con la sindrome di Pierpont, malattia rara che conta una decina di casi in Italia e circa 300 nel mondo, è capitato di sentirsi «formica».

Con grande coraggio, però, ha dato vita alla prima associazione italiana dedicata a questa patologia, ponendosi nuovi obiettivi, prima inimmaginabili, a sostegno della ricerca. Quando Matteo è nato, nulla lasciava immaginare la complessità del cammino che li attendeva. Ben presto si sono manifestati però dei segnali di allarme: era un bambino gracile e soffriva di convulsioni. Non parlava, non scriveva, comunicava solo con i gesti. I medici pensavano inizialmente che potesse soffrire di un disturbo dello spettro autistico. Ma nessun sintomo sembrava davvero calzare. Le terapie non funzionavano. La famiglia brancolava nel buio.

La svolta è arrivata nel 2018, quando Laura e suo marito sono stati indirizzati all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, struttura all’avanguardia per la diagnosi delle malattie genetiche rare. Grazie a un test del sequenziamento dell’esoma, finalmente è stata formulata la diagnosi corretta: Matteo era il primo caso in Italia di sindrome di Pierpont.

«Così – osserva Laura –, grazie all’ospedale di Bergamo e alla genetista Maria Iascone, abbiamo potuto dare un nome a una condizione tanto sfuggente quanto sconosciuta. A Milano, dove abitiamo, quel tipo di test non era ancora disponibile. È stato un momento di grande dolore, ma anche di sollievo. Finalmente sapevamo con quale malattia avevamo a che fare. Era come uscire da un tunnel d’ansia e disperazione».

La diagnosi ha segnato l’inizio di un nuovo percorso. Laura ha tentato strade diverse e Matteo ha iniziato a migliorare grazie a logopedia, fisioterapia e terapia in acqua. «Ancora oggi – racconta la mamma – non sa leggere né scrivere, ma parla e comunica attraverso immagini e simboli della comunicazione aumentativa e alternativa. Come spesso accade a bambini e ragazzi con sindrome di Pierpont è iperattivo, ha un disturbo oppositivo provocatorio e ha bisogno di farmaci per contrastare le........

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