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Naza, la banalità del male nel cuore di Tel Aviv

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29.09.2026

Prima ancora della sua uscita in sala per tre giorni – il 28, 29 e 30 settembre – Naza è stato capace di rompere una barriera di silenzio, in Israele e nel mondo, che non si credeva più possibile rompere dopo tre anni di genocidio a Gaza.

Presentato in anteprima alla mostra di Venezia, il film dei due registi israeliani premi Oscar Yuval Abraham e Rachel Szor è stato applaudito per 25 minuti. Ma già il trailer, di meno di due minuti, aveva scatenato minacce di morte contro di loro, e la possibilità annunciata direttamente dal primo ministro Benjamin Netanyahu di revocargli la cittadinanza. Ha anche fatto nascere una polemica all’interno della società israeliana che, secondo Eli Kowacz su Haaretz, dimostra come la maggior parte degli abitanti del paese sia “totalmente disinteressata al dibattito internazionale su Gaza”. Secondo il sito Jewish Currents, “Naza cambierà il modo in cui gli statunitensi vedono Israele”.

È importante però ascoltare anche la stampa palestinese. Quasi tutti salutano con favore il documentario, ma sottolineano che gli omicidi compiuti dall’esercito israeliano sono già stati documentati da molti giornalisti senza ricevere questa attenzione, basti pensare al lavoro di Al Jazeera, Forensic Architecture e 972 magazine. Ayat Abou Shmeiss sul sito di 972 rifiuta di diventare “lo specchio” della crisi morale della società israeliana, Mohamed Adib su Al-Araby sottolinea che non basta dire la verità, ma conta anche capire a chi è affidata l’autorità per dirla, e che questa autorità è sempre assegnata all’occidente, con i palestinesi che sono “il sottofondo di un lavoro giornalistico serio e occidentale”.

Naza, nezek agavi in ebraico, è........

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