Quel patto d’acciaio tra me e Igor: perché è sempre stato uno di noi
Quel patto d’acciaio tra me e Igor: perché è sempre stato uno di noi
Un vero esempio nello sport e nella vita, uomo pensante e presente. Era un eroe contemporaneo che ha insegnato il rispetto del calcio popolare
Secondo Hegel “un grande uomo costringe gli altri a spiegarlo”, quindi a me il difficile compito di provare, se non a spiegare chi era – cosa complicata nel ristretto spazio di una pagina – almeno a ricordare Igor da un’angolatura sicuramente singolare e di privilegio.In primis quella che condivido con molti altri livornesi, ovvero del tifoso che con lui ha vissuto gioie e dolori al fianco della gloriosa maglia amaranto, in un’epoca d’oro e forse irripetibile; in secundis, ma non per importanza, quella dell’amico con il quale mi sono scambiato il ruolo, essendo stato il primo stimolo della mia rinascita sportiva, di sostenitore delle imprese dell’altro.Quel giorno in cui passeggiavamo a bordo campo durante gli allenamenti, nel lontano 2004, parlavamo della difficoltà di affrontare emotivamente certe sfide; così io gli raccontai che ero stato un pugile anche di buon livello in gioventù, e che in questo sport la vera difficoltà da affrontare era saper domare ansia e aspettative prima di una gara. Certo, il mio aspetto a quel tempo non era quello dell’atleta, come ricordò lui stesso in un’intervista: ero un ragazzo di appena 175 cm che pesava un quintale e non aveva abitudini spendibili, sportivamente parlando. Non sono stato – per capirsi, come molti sanno – continuo come l’amico “Igorone”, già al tempo campione nazionale e internazionale di lotta, per questo la mia lunga pausa aveva cancellato ogni traccia dell’atleta.Ma a lui non interessò granché e fu così che mi disse, mentre gli........
