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Livorno, ai Nettuno bagnanti in rivolta tra divieti e “tassa” sul gabbione: la protesta e la replica dei gestori

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27.07.2026

Livorno, ai Nettuno bagnanti in rivolta tra divieti e “tassa” sul gabbione: la protesta e la replica dei gestori

Proteste per il no alle cene sotto l’ombrellone: «E ad alcuni clienti storici negata la cabina». I gestori replicano: «Più regole per offrire una struttura più efficiente e sicura»

LIVORNO. Passerà alle cronache come la rivolta delle tavolate e delle cabine. Una rivolta in pieno stile estivo. Da una parte i gestori dei Nettuno, dall’altra un nutrito gruppo di bagnanti dello stabilimento, che alla fine hanno deciso di scrivere una lunga lettera al Tirreno. Perché da tempo nel più piccolo ma vivace Bagno della città si respira aria di protesta. Lo sa chi da sempre frequenta cabine e ombrelloni di questo primo tratto del viale Italia, e lo sanno pure i soci gestori, ora in gran parte della provincia di Pisa. Tanto che pochi giorni fa la stessa società privata che ha in concessione lo stabilimento ha affisso in bacheca, davanti al bar, una nota ufficiale, completa di timbro, con cui invita «chiunque abbia dubbi o proposte a presentarsi personalmente presso la direzione o a inviare anche una semplice mail». Aggiungendo che «un confronto condotto con civiltà e rispetto esclude qualsiasi forma di ritorsione o pregiudizio…». «Clima di tensione» Cosa denunciano i bagnanti che hanno deciso di alzare la voce? «Mancate ristrutturazioni, divieti surreali, micro-tasse ingiustificate e abbonamenti negati a chi osa lamentarsi». Così, scrivono, «quello che un tempo era il regno della sagacità, del relax e della baldoria livornese, oggi si è trasformato in un feudo della tensione». «Nello storico avamposto balneare a due passi dal porto – è la premessa – il malcontento tra i frequentatori ha superato il livello di guardia». Con una sottolineatura: «Sotto la storica amministrazione di Marco Simi il clima è sempre rimasto disteso e il dialogo si basava sul rispetto reciproco. Dopo la sua scomparsa, la concessione è passata ai parenti, inaugurando una gestione che molti clienti storici definiscono autoritaria, punitiva e finalizzata al massimo profitto». Cene e divieti Ma cosa avrebbe scatenato questa........

© Il Tirreno