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Dell'Agnello racconta il suo Oscar: il motto della “Mao Santa”, la partita del secolo Caserta-Real, le polemcihe e l’ultimo abbraccio: «L’Italia era la sua Nba»

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20.04.2026

Dell'Agnello racconta il suo Oscar: il motto della “Mao Santa”, la partita del secolo Caserta-Real, le polemcihe e l’ultimo abbraccio: «L’Italia era la sua Nba»

Sandrokan e O’Rey, scomaprso a 68 anni hanno giocato insieme tra il 1984 e il 1990. Il ricordo dell’allenatore di Rimini: «Il più grande tiratore visto in Europa. Anche oggi farebbe 30. Un difetto? Quando spiegavano la difesa era assente...»

«Quando nello spogliatoio discutevamo con Oscar perché magari aveva tirato un po’ troppo, lui ripeteva una teoria che nel tempo ho rivalutato: “Io – diceva – sono un tiratore. Se faccio cinque su cinque da tre, è giusto che prenda anche il sesto tiro. Se invece faccio zero su cinque, il tiro successivo lo prendo perché con le mie percentuali è probabile che faccia canestro». Sandro Dell’Agnello, in arte Sandrokan, giocatore infinito, capace di stoppare Moses Malone e Michael Jordan, oggi, da allenatore, sogna di riportare Rimini in A1. Ma se chiude gli occhi e guarda indietro, torna sempre uno scugnizzo, figlio della Caserta dei miracoli. Quella che si è presa l’eternità dei canestri grazie a Gentile, Esposito, lo stesso Dell’Agnello e alla “Mao Santa”, all’anagrafe Oscar Daniel Bezerra Schmidt, il più grande realizzatore della storia della pallacanestro,  uscito dal campo tra lacrime e applausi a 68 anni , stoppato solo dalla malattia. Dell’Agnello come ha saputo della scomparsa di Oscar? «Venerdì con Rimini giocavamo a Cividale, finita la partita me l’hanno detto i giornalisti. È stata una doccia fredda. Sono sincero: non me lo aspettavo. Sapevo che era malato, ma sembrava essersi ripreso». La prima cosa che le è venuta in mente ripensando a Oscar? «Più........

© Il Tirreno